Monopolista della valuta

Teoria

La descrizione dei sistemi monetari fornita dalla Teoria della Moneta Moderna (o MMT, “Modern Money Theory”) si avvale di un’osservazione fondamentale e distintiva, che diviene ipotesi di fondo della teoria:

La valuta è creata dallo Stato in regime di monopolio

In questa sezione ci occuperemo di spiegare meglio questo concetto le sue immediate implicazioni.


Lo Stato, ai fini della MMT, è un’autorità centrale che detiene il potere militare su una certa popolazione e vuole ricavare da essa forza-lavoro, beni e servizi.

A tale scopo, lo Stato potrebbe procedere adoperando il proprio potere militare in modo diretto, immediato. Potrebbe obbligare la popolazione che risiede sul territorio che controlla a lavorare per sé con la forza bruta. Nella Storia non sono mancati casi del genere, ma con la nascita delle unità di conto e del conio, un altro metodo viene progressivamente sviluppato. Lo Stato si avvale della propria forza in modo indiretto, imponendo alla popolazione il pagamento delle tasse. La peculiarità di questa operazione sta nel fatto che l’unico oggetto accettato dallo Stato come pagamento delle tasse è la valuta che esso stesso emette, in regime di monopolio. Il mancato pagamento delle tasse comporta, nelle varie fattispecie storiche, altrettanti tipi di azioni violente dirette da parte dello Stato, come la detenzione, il pignoramento di beni personali o la loro distruzione.

In tale situazione, qualunque soggetto è obbligato a pagare le tasse con la valuta dello Stato. Come immediata conseguenza, in tutti gli agenti economici nasce il bisogno di procacciarsi una quantità di valuta sufficiente a pagare le tasse. In altre parole, la popolazione manifesta una certa domanda di valuta, almeno pari all’ammontare complessivo della tassazione.

Ogni agente economico, al fine di procurarsi la valuta che necessita per pagare le tasse, offre in vendita forza-lavoro, beni o servizi.

A questo punto, lo Stato, in qualità di unico emettitore della valuta, è nella condizione di poter spendere la propria valuta per portare a termine il proprio originario obiettivo: ottenere forza-lavoro, beni e servizi dalla popolazione.

L’economia diviene così un “sistema monetario”, poiché tutti sono disposti ad accettare la valuta dello Stato in pagamento e, di conseguenza, tutti sono nella condizione di servirsene, oltre che per pagare le tasse, per comprare beni o servizi dagli altri soggetti, sottoposti a loro volta alla tassazione, e dunque in cerca di valuta.

La valuta acquista dunque la proprietà di mezzo di pagamento, in virtù del valore ad essa conferito dalla coercizione della tassazione.

In questo modo, nasce un “mercato” in cui l’unità di conto utilizzata per quantificare il valore delle merci è la stessa in cui è denominata anche la valuta dello Stato (sterline, yen, euro, ecc.).

Esempio

Il Ghana del XIX secolo non conosceva la moneta, tutti erano impegnati nella pesca, nella caccia e in altre attività tipiche di una società primitiva. Nessuno aveva bisogno di “soldi” per pagare alcunché e dunque nessuno ne era in cerca.

Ma la potenza coloniale inglese, che aveva grande interesse nello sfruttare quei territori per la produzione di caffè, dovette trovare un modo per obbligare la popolazione autoctona a lavorare nelle proprie piantagioni.

Se da un lato è vero che gli inglesi avrebbero potuto costringere con la forza bruta i Ghanesi a lavorare nelle piantagioni, di fatto schiavizzandoli, dall’altro questo sarebbe stato un modo alquanto oneroso di gestire la situazione, in termini di risorse umane e materiali. Il metodo di cui essi si servirono per approvvigionarsi di manodopera fu infatti un altro: imposero una tassa sulle capanne denominata in sterline inglesi, valuta emessa solamente dall’autorità coloniale. A coloro i quali non avessero pagato le tasse, gli inglesi avrebbero bruciato la capanna.

L’imposizione della tassazione in sterline generò una domanda di sterline all’interno del territorio coloniale: la popolazione aveva bisogno delle sterline inglesi per pagare le tasse e salvare le proprie capanne. Tuttavia nessuno, almeno inizialmente, deteneva sterline inglesi: l’unica “fonte” di sterline era l’autorità coloniale. Era questo il nocciolo del metodo coercitivo utilizzato dagli inglesi: obbligare i Ghanesi a lavorare per sé non con la forza bruta, ma con la tassazione. Essendo gli unici emettitori delle sterline, gli inglesi erano gli unici “datori di lavoro” plausibili per i Ghanesi, che dovettero accettare di lavorare nelle piantagioni di caffè.

Inizialmente la popolazione era refrattaria all’idea di lavorare direttamente per i dominatori inglesi: essa preferiva vendere all’autorità coloniale dei beni reali, piuttosto che la propria forza-lavoro. Questa volontà, tuttavia, venne ben presto smorzata dalla scelta unilaterale del governo inglese di pagare in sterline solamente la forza-lavoro, e nessun altro bene reale.

La domanda di valuta generata dalla tassazione portò alla monetizzazione dell’economia ghanese, creò un mercato interno, prima inesistente, che distrusse le precedenti forme di produzione e di distribuzione della ricchezza.

2 Commenti

  • La moneta può esistere anche senza Stato. È sufficiente che una comunità accetti spontaneamente un mezzo di pagamento. La Mmt va relativizzata storicamente?

    • Caro Mauro,
      grazie per il commento. Uno dei punti di forza della MMT è proprio quello di essere fortemente ancorata alla realtà storica. È una teoria fondata nella pratica. Si dà il caso che le valute siano sempre esistite come istituzioni statali, e benché sia teoricamente possibile che una comunità si accordi spontaneamente su di una unità di conto, questo non è mai accaduto. Per una dissertazione dettagliata sull’argomento puoi leggere il paper di Pavlina Tcherneva “Il Cartalismo e l’approccio alla moneta come entità guidata dalle tasse”, che abbiamo tradotto: https://www.retemmt.it/pubblicazioni/il-cartalismo-e-lapproccio-alla-moneta-come-entita-guidata-dalle-tasse-pavlina-tcherneva/

      Alla fine del paper puoi trovare la bibliografia a cui la Tcherneva si è riferita.

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