L'Editoriale

È questione di scelte politiche, non di numeri

È questione di scelte politiche, non di numeri

La questione previdenziale è spesso alla ribalta. In questi giorni, lo è a causa del presunto disegno di legge che inquadrerebbe la reversibilità della pensione come una prestazione esistenziale anziché previdenziale, e in quanto tale vincolata all’ISEE.

Questo passo indietro in termini di sicurezza viene giustificato con il consueto problema della futura insostenibilità della spesa previdenziale. Non c’è documento del FMI o dell’Unione Europea che non prescriva agli Stati dell’Eurozona una riforma del sistema previdenziale, in senso naturalmente peggiorativo per chi lavora. Il taglio delle pensioni in Grecia è solo l’ultimo esempio, in termini di tempo, dell’erosione nell’Eurozona dei diritti dei cittadini.

Tanti sono i diritti che diamo per scontati, dimenticando l’enorme costo pagato per ottenerli. Il presente è annebbiato dalla futile superficialità, dove i rapporti causa-effetto sono diventati da logici e sostanziali ad approssimativi, spesso labili se non addirittura sovvertiti.

Basti pensare all’epocale conquista di una previdenza che permetteva di trascorrere una terza età tutto sommato serena e senza l’ansiosa apprensione del “arrivare a fine mese”. Quel nesso logico “diritto ad un futuro sereno, quindi la pensione deve essere uguale alla retribuzione” è stato sovvertito in “non è un diritto avere un futuro sereno, quindi la pensione è inferiore alla retribuzione”.

La riforma del sistema previdenziale con la quale è stato abbandonato il sistema retributivo per far posto a quello contributivo (introdotto da Dini nel 1995) decreterà il ritorno alla povertà di quella generazione nata e cresciuta nel benessere, e che per dirla con le agghiaccianti parole del già ministro Padoa Schioppa dovrà

riavvicinarsi alla durezza del vivere.

Chi auspica quella durezza del vivere, chiaramente, è stato ospite solamente di un mondo di agi e la durezza non l’ha mai neanche dovuta sfiorare.

Ma la MMT insegna che uno Stato sovrano, monopolista della propria valuta, può emetterla dal nulla a propria discrezione; ciò implica logicamente che i contributi previdenziali, potenzialmente, non sono necessari ai fini dell’erogazione della pensione.

Nell’Eurozona è stata compiuta una consapevole scelta politica: quella di avere precari lavoratori oggi e futuri poveri pensionati domani. Oggi, molte famiglie allargate riescono a mantenersi a galla grazie alla presenza di un pensionato, la cui pensione funziona un po’ da ammortizzatore sociale. Queste famiglie, domani, saranno più povere. Hanno posto le basi per un progressivo impoverimento sistematico.

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