“Ho finito i soldi” è una frase che purtroppo, presto o tardi, tutti noi privati pronunciamo… In fondo, non avendo il potere di crearli, li possiamo sempre finire.
Ma uno Stato, che ha il diritto di emettere la propria valuta, può rimanerne a corto? Certo, ma solo se decide di farlo!
Può sembrare strano, ma pensare al denaro come a un oggetto è un errore: i soldi sono una registrazione contabile, semplici numeri. È vero, possono assumere varie forme tra cui quelle di banconote e monete, ma questi oggetti non sono altro che supporti materiali che “certificano” l’autenticità del numero che riportano. Senza poi contare che, nel mondo moderno, la maggior parte del denaro esiste solo in forma digitale, bit sui computer che ospitano i registri del sistema bancario.
Ma allora… che senso ha, per uno Stato, dire che “sono finiti i soldi”? In fondo sarebbe un po’ come dire che sono finiti i numeri, o i centimetri, o i chilogrammi!
Gli Stati moderni sono quasi tutti dotati di una propria valuta, sulla quale hanno pieno controllo, che usano per “mettere in pratica” la loro linea politica: è infatti la discussione politica che determina la politica monetaria e quella fiscale.
Se però lo desidera, lo Stato può sempre decidere di auto-imporsi il rispetto di vincoli contabili, tra cui i più celebri sono i limiti al deficit e al debito pubblici. E non si tratta di una necessità, ma di una scelta politica (più o meno oculata e consapevole…).
L’affermazione “mancano i soldi” da parte di uno Stato, dunque, in realtà andrebbe letta come “per rispettare i vincoli contabili che abbiamo scelto di imporci, si è deciso di non creare altri soldi”. Un vincolo puramente politico, che dunque la politica ha il potere di superare.


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