L'Editoriale

Zona Franca: impensabile nell’eurozona

Zona Franca: impensabile nell'eurozona

Ci risiamo. Quando ci si avvicina agli appuntamenti elettorali, in Sardegna come nelle altre Regioni assistiamo alla consueta operazione “rovistamento nella spazzatura”: i politici ritirano fuori vecchie soluzioni, spacciate come miracolose e invece inutili per risolvere il dramma economico che vive la Sardegna.

In questi giorni, Cappellacci ha tirato fuori la riciclata proposta dell’area franca per la Sardegna. Nelle ultime elezioni regionali la “miracolosa” soluzione dell’area franca era stata sostenuta da tutti i partiti politici.

Tecnicamente la zona franca consiste nella decisione politica di accettare che in un territorio ben definito si riduca il prelievo delle tasse.

Quando si sposa questa proposta si sta presupponendo che la Sardegna possa spendere in deficit, ovvero possa spendere più di quanto recupera con le tasse. Per dirla con i numeri, si sta presupponendo che la Sardegna possa spendere 200 per riavere indietro con le tasse 100. Ma l’Unione europea ha rinnovato la richiesta all’Italia di aumentare il disavanzo primario di bilancio, ovvero di incassare più di quanto spende. Sempre per dare un’idea con i numeri, di incassare 150 e di spendere 100. Il Governo italiano si prodiga nel rispettare le richieste europee di aumentare il disavanzo primario con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico. In altre occasioni abbiamo già spiegato come questo sia un danno per l’economia e per l’occupazione.

Istituire la zona franca in Sardegna, sotto le prescrizioni dei Trattati europei e con il pareggio di bilancio in Costituzione, significa chiedere alle altre 19 Regioni italiane di pagare più tasse al posto della Sardegna, che ne pagherebbe meno. È improbabile aspettarsi il parere favorevole del resto d’Italia.

Quando la classe politica sarda si esprime a favore della proposta della zona franca, mente sapendo di mentire. Inoltre, quando sentiamo i politici sardi sostenere da una parte la zona franca e dall’altra sostenere gli impegni del Governo con l’Europa, si entra nell’area della cattiva fede.

Di fatto è impossibile istituire una zona franca nell’ambito di un sistema economico in cui si chiede agli Stati ed alle amministrazioni locali il pareggio di bilancio.

La zona franca può essere realizzata solo nell’ambito di una Nazione che recupera la propria sovranità monetaria. Può essere attuata solo da uno Stato che, attraverso il monopolio della propria valuta, è in grado di attivare sui territori le risorse reali che ne possono permettere lo sviluppo materia e immateriale, sociale e civile.

Il resto sono menzogne.

4 Commenti

  • Per conto mio sarebbe stata sufficiente anche la seguente frase per condividere tutto l’articolo: “La zona franca può essere realizzata solo nell’ambito di una Nazione che recupera la propria sovranità monetaria. Può essere attuata solo da uno Stato che, attraverso il monopolio della propria valuta, è in grado di attivare sui territori le risorse reali che ne possono permettere lo sviluppo materia e immateriale, sociale e civile. Il resto sono menzogne.”
    Concordo sul fatto che la Zona Franca “consiste nella decisione politica di accettare che in un territorio ben definito si riduca il prelievo delle tasse.” e niente di più. Ben altro impatto avrebbero sulla disastrate economia produttiva della Sardegna le “Zone economiche speciali” ovvero le Z.E.S.
    Ricordo che solo in Polonia ne esistono ben 14 e il prepotente sviluppo dell’economia placca testimonia la validità delle stesse ZES.
    Detto questo mi permetto di postare un articolo del mio Blog che fa riferimento alla moneta complementare regionale per la Sardegna, convinto come sono che questa sia la soluzione al 90% dei problemi economici della nostra Isola.
    Ecco il link per chi avesse la pazienza di leggere il progetto del “Reale” in sardo “s’Arrialli”.
    https://sovranidadeblog.wordpress.com/2013/12/01/moneta-complementare-regionale-per-la-sardegna-il-reale/

    • Grazie Lucio del tuo commento. Aggiungo solo qualche ulteriore considerazione per niente esaustiva ma che vuol essere indicativa qualora volessi approfondire l’argomento.
      Innanzitutto volevo farti osservare che la Polonia non utilizza l’euro ma ha una sua moneta ovvero è monopolista della sua valuta.
      Uno Stato monopolista della propria valuta significa che non esiste nessun limite alla sua creazione attraverso la spesa pubblica. Ovvero lo Stato può comprare tutti i servizi ed i beni che le persone sono disposte a cedergli in cambio della valuta. Pertanto l’unico limite reale che esiste alla creazione di moneta è rappresentato dal fatto che esistano persone disposte a vendere servizi e lavoro allo Stato. Quando in uno Stato esiste la disoccupazione significa che la Stato non è disposto a spendere per acquistare il loro lavoro e preferisce per altri interessi avere una sacca di disoccupazione, ad esempio per indebolire i lavoratori e abbattere il costo del lavoro.
      Pertanto uno Stato monopolista della propria valuta che persegue la piena occupazione non ha assolutamente bisogni di altre monete in quanto l’emissione della propria valuta è illimitata.
      Nel momento in cui la moneta è resa per scelta politica “scarsa” come l’euro non esistono altre strade per compensare questa scarsità salvo che avere più “euro”. Ma questo oggi non rientra nelle politiche della UE.
      Ogni altro sistema definito correttamente complementare non aumenta la ricchezza netta dei cittadini ma può soltanto aumentare a livello locale lo scambio di beni.
      La moneta per essere in grado di aumentare la ricchezza netta dei cittadini e traguardare la piena occupazione deve essere fiat (nel senso latino di fiat lux ) con le seguenti caratteristiche:
      SOVRANA: il proprietario è lo Stato che la emette in regime di monopolio
      NON CONVERTIBILE: lo Stato non promette di convertirla in oro o altri beni o altre valute
      TASSO DI CAMBIO FLUTTUANTE VS. ALTRE VALUTE: è scambiata con altre con un tasso stabilito sul mercato come incontro di domanda-offerta.
      Infine l’ultima considerazione è relativa al fatto che uno Stato impone ai propri cittadini l’uso di una moneta nel momento in cui la definisce come l’unica valuta accettata per pagare le tasse.
      Perdonami la sintesi in ogni caso in http://www.retemmt.it puoi trovare l’approfondimento di tutti i punti che ho appena accennato ad esempio iniziando da questa serie di video pillole https://www.retemmt.it/mmt-pillole-video/
      un saluto
      Stefano

  • Sarebbe meglio per Lei, prima di parlare a vanvera, di informarsi meglio sulla questione Zona Franca in Sardegna.
    Nel suo articolo ha detto solo frottole, oltre ad essere stato offensivo. Lei è una persona poco istruita, non ha capito che il pareggio di bilancio non può essere richiesto ai territori dichiarati extradoganali in quanto svantaggiati e pertanto istituiti come Zona Franca, Territori che per essere uguali alle altre regioni italiane hanno diritto ad avere delle compensazioni chiamate Franchigie Fiscali, compensazioni allo svantaggio di essere isole lontane e spopolate che non devono essere considerati Aiuti di Stato come precisa l’art. 92 del Trattato di Roma.
    Le altre Regioni Italiane sono tenute a colmare gli eventuali disavanzi dell’economia della Sardegna ai sensi dei principi sanciti dai Trattati sulla LIBERA CONCORRENZA, altrimenti chiamati principi di uguaglianza o non discrimine.
    Affossare l’economia della Sardegna perché le altre Regioni non vogliono contribuire fiscalmente al rispetto del principio della LIBERA CONCORRENZA si concretizza oltre che in atto di puro egoismo antidemocratico, anche in un un reato penalmente rilevante !
    Tuttavia possiamo tranquillizzare le altre Regioni Italiane , perché non ci sara’ nessun sacrificio da parte loro, anzi ………….. lo ha affermato la Corte Costituzionale nella recente sentenza del 4 luglio 2017, …………ci saranno solo vantaggi……… che prima emettere la succitata Sentenza, e rischiare di affermare cose non vere, ha chiesto e ottenuto dalla Ragioneria dello Stato i calcoli matematici sui vantaggi/compensazioni delle Franchigie Fiscali spettanti ai residenti in Sardegna .
    La prossima volta che vuole scrivere un articolo sulla Zona franca, le consiglio di studiare, in modo da non fare più figure meschine.

    • L’articolo effettua un’analisi macroeconomica della zona Franca. In termini macroeconomici la zona franca è tecnicamente un ampliamento del deficit all’interno di una determinata regione. Per uno Stato monopolista della propria valuta non esiste nessun limite finanziario all’ampliamento del deficit per qualunque delle sue regioni, per cui non avrebbe neppure senso parlare di zona franca.
      L’unico limite che esiste all’ampliamento del deficit e quindi al superamento del concetto di zona franca è quello autoimposto dalla stessa politica, come nel caso dei politici italiani e sardi perché  servitori delle politiche economiche neoliberiste fautrici proprio della libera concorrenza che tanto l’affascina.
      Rispetto a qualunque sentenza come quella sbandierata, credo sia molto più grave da parte della nostra politica non ottemperare al  primo articolo della Costituzione che sancisce il lavoro  come diritto sacrosanto per tutti i cittadini. Davanti a disoccupazione e povertà che divorano le persone e le loro famiglie la politica sceglie un’economia che continua a distruggere persone e famiglie. La povertà e la disoccupazione sono solo scelte politiche. Ed allora  non posso che ribadire l’accusa di malafede da parte degli stessi politici, ad iniziare da quelli che parlano di zona franca quando  possiedono strumento mille volte più potenti per eliminare la disoccupazione e permettere lo sviluppo economico cultura e sociale della Sardegna. Ma dal suo post comprendo che questo aspetto a lei non interessa: lei vuole la zona franca io la piena occupazione.

Commenta