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Notizie dalla Grecia: panico… ma non troppo

Diego Jacopetti, tra i fondatori di Rete MMT, da un anno vive in Grecia insieme alla moglie. Gli abbiamo chiesto di darci informazioni dirette sul clima di questi giorni.

(la Redazione)


Da sostenitore convinto della MMT osservo l’evoluzione della crisi economica in questo paese, vivendone la realtà quotidiana e senza, soprattutto, quelle intermediazioni giornalistiche che spesso mi capita di leggere nei giornali italiani. Non voglio soffermarmi sui motivi che hanno spinto il Governo Tsipras ad indire un referendum sulle proposte della Troika. Il documento presentato dalle istituzioni europee e dal FMI è stato infatti pubblicato online sabato sera, e i suoi contenuti autoritari di puro “fanatismo neoliberalista”, imposti con sadica perseveranza, sono per fortuna adesso sotto gli occhi di tutti: sono la prova scritta della volontà delle “istituzioni” di vedere il popolo greco ridotto alla miseria più totale.

È altrettanto evidente che la scelta della Grecia di promuovere il referendum, rappresenta di fatto un atto di “ribellione democratica” inconcepibile per i tecnocrati europei, che francamente ha preso tutti noi controtempo. Scopro così che la Costituzione greca permette alla maggioranza assoluta del Parlamento di chiedere ai propri cittadini, oltre che referendum abrogativi di leggi esistenti, anche pareri vincolanti in tema di trattati e rapporti con gli stati esteri. Ed è ciò che è avvenuto esattamente nella notte di sabato sera quando, con il voto di 178 parlamentari su 300, il Governo Tsipras ha ottenuto la maggioranza necessaria ad indire questo referendum. In Italia, purtroppo, tali strumenti di democrazia diretta sono di fatto o disattesi nei contenuti o addirittura inesistenti, come nel caso dei rapporti con gli stati esteri.

Ma come vive il popolo greco gli ultimi sviluppi della crisi? Sicuramente non bene, inutile negarlo. In pochi giorni sono stati presi d’assalto gli sportelli ATM delle banche, così come si sono formate delle code dai benzinai per il rifornimento del carburante. Tuttavia, anche questi fatti incontestabili vanno osservati con attenzione. Come spesso accade in queste situazioni, infatti, vi sono persone più facilmente suggestionabili che credono di poter salvare i propri risparmi prelevandoli dal conto corrente per poi metterli sotto il materasso. Così come vi sono, e vi saranno sempre, persone che corrono a fare la spesa o il pieno di benzina, confondendo una crisi monetaria con l’embargo dei beni di prima necessità. Per quanto poi riguarda le immagini di code interminabili agli sportelli automatici, la realtà non è come sembra. Ciò che vedo quotidianamente con i miei occhi (visto che prelevo anch’io il denaro contante per vivere in Grecia ) sono piuttosto piccole code formate da correntisti che si possono contare sulle dita di una mano. Anche il disagio dei turisti stranieri di restare senza contante è in realtà limitato ai soli sportelli dei grandi aeroporti. Per quanto riguarda la benzina o i generi alimentari, francamente non mi è mai capitato di trovare degli scaffali vuoti in un supermercato!

La verità è che in Grecia dunque, ad oggi, non mancano né il denaro contante, né i beni di prima necessità. Le scene di panico sono dovute all’informazione, anche nazionale, che, nonostante la vittoria di Tsipras alle ultime elezioni di gennaio, ancora “appartiene” a quell’area filoeuropeista (Pasok e Neo Democratia in primis) e che da 40 anni domina la Grecia. Se a questa disinformazione aggiungiamo anche un comune sentimento di abbandono da parte dell’Europa, intesa come ideale di modernità e come appartenenza culturale, è facile comprendere come vi siano alcuni greci che temono un isolamento dal mondo occidentale. Da non sottovalutare infatti è il diverso percorso storico della Grecia rispetto gli altri paesi europei, un percorso difficile che solo con la liberazione dal dominio turco ha riavvicinato questo paese al continente europeo, e più generalmente al mondo occidentale.

Tuttavia, e forse proprio grazie a questa mentalità indipendente ai confini con il mondo orientale, non vedo nel popolo greco quella rassegnazione così diffusa ormai in Italia, quel senso di ineluttabilità delle cose quando si parla di euro. Esiste anche in Grecia, naturalmente, la paura di fare un salto nel vuoto abbandonando l’euro, ma vi è altresì la consapevolezza che ulteriori tagli o ulteriori tasse non siano più sopportabili, e che pertanto sia meglio cambiare impostazione di fondo con scelte anche drastiche, purché non si tocchino ancora una volta le pensioni o la spesa sociale. In altre parole, l’atteggiamento del greco medio di fronte alla crisi non è mai ideologicamente unilaterale, anzi manifesta una certa concretezza razionale che già di per sé dona un po’ di speranza per eventuali altri ulteriori sviluppi democratici, nel resto dell’Europa ancora finora assenti.

In tale contesto, deve essere interpretata la scelta del Ministro dell’Economia Varoufakis di chiudere le banche nazionali per l’intera settimana. Considerati infatti i prelievi degli ultimi giorni (700 milioni di euro solo nella giornata di sabato), in breve tempo si sarebbero svuotate tutte le casse per il denaro contante. Ma anche in questo caso la situazione deve essere contestualizzata. Ciò che i giornali europei non raccontano è che i pensionati, per scelta del governo, hanno diritto in questa settimana a prelevare interamente la propria pensione in circa 400 succursali delle principali banche greche, così come possono essere prelevati da tutti i correntisti contanti fino a 60 euro al giorno, da ogni sportello bancario automatico. E così a seguire altre misure dettate dalla necessità di tutelare un minimo di ordine.

In Grecia l’argomento dell’uscita dall’euro è ancora un tabù, ed è per tale motivo, credo, che Syriza non abbia mai voluto apertamente parlare di uscita dall’euro.

La strada è ancora lunga e solo i risultati di domenica prossima ci diranno come si evolveranno le cose, e soprattutto in quale direzione: se verso un cambio di governo in caso di vittoria dei SI alle misure imposte dalla Troika, o se verso un’uscita quasi certa dall’euro in caso di vittoria dei NO e, in quest’ultimo caso, in quale direzione verrà orientata la politica economica di questo paese, se verso una riduzione del debito pubblico, o se invece finalmente verso un’espansione del deficit di bilancio statale, magari adottando politiche di piena occupazione come avvenuto in Argentina con piano Jefes. Solo il tempo lo potrà dire. Ma una cosa è certa. Qualcosa si sta muovendo. E da come reagiscono i Mercati e le “istituzioni” europee, colgo nel referendum di domenica prossima più una loro paura di vedersi crollare il sistema antidemocratico dell’Unione Europea da loro delineato, che una reale minaccia per il popolo greco. Con la speranza che tutto ciò possa finalmente dare vita ad un moto di ribellione democratica in tutta Europa e aprire le porte ad un nuovo pensiero economico, la MMT.

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