L'Editoriale

La Repubblica Italiana e il Regno dell’Euro

La Repubblica Italiana e il Regno dell'Euro

Nel corso di tante discussioni e ragionamenti su quale sarebbe dovuta essere “la prima cosa da fare” per un ipotetico futuro Governo intenzionato a salvare l’Italia dall’austerità, Warren Mosler ci ha più e più volte suggerito che, semplicemente, avrebbe dovuto ampliare la spesa in deficit. Con la garanzia (per quanto non formalizzata) della BCE sul debito degli Stati membri, questa sarebbe stata la soluzione, semplice e a portata di mano in qualsiasi momento.

Ma nel lavoro e nelle parole di Alain Parguez abbiamo trovato, in altrettanto numerose e profonde discussioni, il motivo per cui questo non sarebbe potuto avvenire. Alain scriveva e spiegava che “l’austerità è la conditio sine qua non per poter essere ancora tollerati nel Regno dell’Euro”.

Le due posizioni, Mosler e Parguez, potevano superficialmente apparire inconciliabili, ma paradossalmente nel corso del tempo entrambe si arricchivano di ulteriori elementi e il rafforzarsi dell’una rendeva ancora più solida l’altra.

Warren Mosler presentava nel corso del tempo, da Università a sedi istituzionali italiane ed europee, diverse proposte tecnicamente attuabili volte a sanare il progetto Eurozona, risolvere lo strangolamento indotto dell’economia in area Euro e la disoccupazione di massa.

La fattibilità di ciascuna di queste proposte e il fatto che nel tempo le policy economiche imposte dall’Eurozona sugli Stati membri andassero in direzione opposta e istituzionalizzassero sempre più l’austerity, non facevano altro se non rendere ancora più evidente la verità denunciata da Alain Parguez: “l’austerità è la conditio sine qua non per poter essere ancora tollerati nel Regno dell’Euro”.

Quanto accaduto negli ultimi giorni, e nella giornata del 27 maggio in particolare, è la comprova ulteriore di questa verità. Le posizioni macroeconomiche di Paolo Savona non erano e non sono definibili come “progressiste” o “MMT”, come discusso a suo tempo. Ciò nonostante, e nella piena consapevolezza di numerose distanze esistenti, è indubitabile che il profilo di Savona fosse adeguato a un incarico ministeriale, indipendentemente dalle posizioni di politica economica che avrebbe poi sviluppato.

Ma oggi è stato istituzionalizzato e dichiarato che l’Eurozona non può essere oggetto di critica da nessuna posizione, né dalle posizioni di Rete MMT, né da posizioni più liberali. O meglio: chi è critico, chi è stato critico (come Savona in passato), non può avere accesso a posizioni di governo, né nel presente né in futuro, neanche se dotato di una maggioranza parlamentare.

L’euro e l’austerità che esso incorpora sono gestiti come una fede religiosa, con accesso ammesso ai soli sacerdoti: il commissario della spending review Cottarelli è atteso per oggi, 28 maggio, dal Presidente della Repubblica; il 21 Aprile aveva dichiarato: “se Mattarella chiama, io sono pronto”, e forse non era l’unico a essere “pronto” a questa giornata.

L’austerità è la conditio sine qua non per poter essere ancora tollerati nel Regno dell’Euro
[Alain Parguez]

1 Commento

  • Purtroppo viviamo in un paese in cui il senso delle priorità è un’opzione, almeno a livello “Politico”. Un paese caratterizzato da un’amministrazione pubblica quantomeno problematica deve prima di tutto occuparsi del suo risanamento e poi cominciare a fare politica. Il problema dei problemi viene accuratamente schivato da tutti coloro che sono chiamati al governo del paese, la sola differenza sta nel fatto che alcuni coniugano azioni di tipo incrementale,nella giusta direzione, con soldi distribuiti a pioggia a finalità prettamente elettorali, altri che curano solo interessi di parte, totalmente incuranti della missione che sono chiamati (e hanno scelto) di svolgere altri non fanno né l’uno né l’altro e, essendo totalmente incapaci di formulare un progetto sensato, si occupano solo di promuovere se stessi a colpi di slogan.
    In questo quadro un momento di sana riflessione sotto lo sguardo severo di un tecnico puro che, mi auguro, oltre che della legge elettorale possa occuparsi anche di corruzione ed evasione fiscale senza sacrificare qualità e quantità di servizi, è quanto di meglio si possa sperare oggi.

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