La Teoria

Il mito del moltiplicatore monetario

Il mito del moltiplicatore monetario

Il concetto di moltiplicatore monetario è stato presentato a chiunque abbia studiato la moneta e il settore bancario. Il moltiplicatore è un fattore che collega una variazione della base monetaria (riserve e contante) a una variazione dell’offerta di moneta. Il moltiplicatore ci dice quale multiplo della base monetaria viene trasformato in offerta di moneta (M = m x BM). Gli studenti ascoltano la stessa spiegazione del processo sin da quando il ritratto di George Washington ha iniziato ad abbellire la banconota da un dollaro. Non importa quale fosse il rapporto di riserva obbligatoria stabilito per legge, l’esempio standard poneva come livello di riserva sempre il 10% così che i conti fossero sufficientemente semplici da fare per i professori universitari. Che gioia deve aver pervaso l’intera comunità finanziaria quando, il 12 aprile 1992, la Fed – per la prima volta – fissò il rapporto di riserva obbligatoria al magico livello del 10%. Data la semplicità e la diffusa comprensione del moltiplicatore monetario, è un peccato che quel mito debba essere abbandonato. La verità è che vale l’opposto del modello riportato nei libri di testo.

Nel mondo reale le banche concedono prestiti indipendentemente dalle loro posizioni di riserva, dopodiché – durante il periodo contabile successivo – prendono in prestito tutte le riserve di cui hanno bisogno. Gli obblighi imposti dal sistema contabile, come illustrato in precedenza, impongono alla Fed di concedere alle banche qualsiasi prestito di cui abbiano necessità.

I direttori di banca generalmente non conoscono né si preoccupano del livello aggregato di riserve nel sistema bancario. Le decisioni sui prestiti bancari sono influenzate dal prezzo delle riserve, non dalle posizioni di riserva. Se lo spread tra il tasso di rendimento su un asset e il tasso dei fondi della Fed è sufficientemente ampio, anche una banca con riserve scarse acquisterà l’asset e finanzierà il flusso di cassa necessario all’investimento mediante l’acquisto (presa in prestito) di denaro sul mercato dei fondi. Questo fatto è chiaramente dimostrato da molte grandi banche quando acquistano regolarmente nel mercato federale una quantità di denaro maggiore rispetto a quella del totale della riserva obbligatoria loro imposto. Se non fosse per gli acquisti di fondi federali, cioè per il denaro preso in prestito come riserve, queste banche avrebbero in effetti livelli di riserve negativi.

Se la Fed volesse aumentare l’offerta di moneta, per i devoti del modello del moltiplicatore monetario (inclusi numerosi vincitori del Premio Nobel) essa dovrebbe acquistare titoli. Quando la Fed acquista titoli, vengono aggiunte riserve al sistema. Tuttavia, il modello del moltiplicatore monetario non riesce a cogliere il fatto che le riserve aggiuntive che eccedono l’ammontare della riserva obbligatoria spingono il tasso sui fondi a zero poiché la riserva obbligatoria non varia fino al periodo contabile successivo. Questo obbliga la Fed a vendere titoli, cioè a drenare le riserve in eccesso appena aggiunte al fine di mantenere il tasso sui fondi al di sopra dello zero.

Se, d’altra parte, la Fed volesse ridurre l’offerta di moneta, rimuovere riserve dal sistema quando riserve in eccesso non ci sono esporrebbe alcune banche al rischio di non soddisfare i propri obblighi di riserva. La Fed non ha altra scelta e, per evitare che il tasso sui fondi tenda, teoricamente, a infinito, deve aggiungere riserve nel sistema bancario.

In entrambi i casi, a seguito dell’azione della Fed l’offerta di moneta rimane invariata. Il moltiplicatore va inteso semplicemente come il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetaria (m = M/BM). Variazioni nell’offerta di moneta causano variazioni nella base monetaria, non viceversa. Il moltiplicatore monetario è descritto più precisamente da un quoziente (BM = m/M).

L’incapacità di riconoscere la fallacia del modello del moltiplicatore monetario ha portato fuori strada persino alcuni tra gli esperti più rispettabili. I concetti di seguito espressi dovrebbero essere ovvi, ma sono compresi raramente:

  1. La natura rigida della domanda di riserve bancarie non lascia alla Fed alcun controllo sulla quantità di moneta. La Fed ne controlla solamente il prezzo.
  2. Gli agenti del mercato che hanno un effetto diretto e immediato sull’offerta di moneta sono tutti tranne la Fed.

 

Originale pubblicato nel 1995, Revisione pubblicata nel 2012

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo e Daniele Basciu

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