L'Editoriale

Christine Lagarde alla BCE – Quale futuro per l’economia dell’Eurozona?

Christine Lagarde alla BCE - Quale futuro per l'economia dell'Eurozona?

Il futuro dell’economia dell’Eurozona passa da un profondo ripensamento del quadro teorico di riferimento e dalla rivisitazione dei trattati europei

Da pochi mesi è iniziata la Presidenza di Christine Lagarde alla guida della Banca Centrale Europea, succedendo all’ormai ex Governatore Mario Draghi. Il compito che attenderà l’ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale è tutt’altro che semplice. Infatti, dal momento in cui è scoppiata la crisi economica e finanziaria nel 2008, la BCE non riesce a raggiungere l’obiettivo statutario primario, vale a dire il raggiungimento di un tasso di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. La presenza di una crescita di inflazione entro certi limiti è infatti il segnale che la spesa dentro l’economia è viva e può sorreggere il buon andamento di consumi, investimenti e occupazione. Al contrario, un livello di crescita dei prezzi sotto il limite desiderato rappresenta un serio problema per l’economia.

Dal 2008, per contrastare la prospettiva di un periodo prolungato di inflazione troppo debole, la BCE ha dapprima fissato i tassi di interesse di policy ad un livello storicamente basso, per poi implementare un grande programma di acquisto di attività finanziarie conosciuto come Quantitative Easing. Dopo un decennio di politica monetaria “non-convenzionale”, i risultati raggiunti hanno però deluso le aspettative: attualmente il tasso di inflazione è all’1,3%, e la BCE stima che tra cinque anni sarà all’1,7%, ancora ben al di sotto dell’obiettivo del 2%.

Alla luce di quanto accaduto in questi anni, è ormai evidente come la politica monetaria non sia sufficiente ad assolvere il compito del mantenimento della stabilità dei prezzi. A ben vedere, la politica economica dovrebbe far leva sull’altro strumento che ha a disposizione: la politica fiscale. In particolare, un aumento del deficit pubblico, ottenuto da un’intelligente politica fiscale, si tradurrebbe contabilmente in un pari ammontare di risparmio finanziario netto del settore privato. Le famiglie e imprese potrebbero così utilizzare tali risorse per sostenere consumi, investimenti e occupazione. Solamente in questo modo il livello di inflazione sarebbe stimolato e si raggiungerebbe l’obiettivo desiderato.

Il futuro dell’economia dell’Eurozona passa quindi da un profondo ripensamento del quadro teorico di riferimento e dalla rivisitazione di quei trattati europei che impediscono l’utilizzo della politica fiscale in chiave anti-ciclica. Alla Governatrice Christine Lagarde la responsabilità di inserirsi proficuamente in questo dibattito.

 

Articolo pubblicato sul numero di febbraio di Bergamo Economia


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