L'Editoriale

Sai che domanda fare al tuo politico preferito?

Sai che domanda fare al tuo politico preferito?

C’è un unico fatto positivo nell’intervista a Emma Bonino pubblicata dalla Stampa lo scorso mercoledì: emerge il vero terreno di confronto del dibattito politico in vista delle elezioni 2018, i conti pubblici. Se una lista si chiama “+ Europa” non è perché chiede il potenziamento di Erasmus, ma perché sposa la stessa ideologia dell’Unione europea: il rigore dei conti pubblici.

Emma Bonino, esponente della lista “+ Europa con Emma Bonino”, propone di portare il deficit a zero già nel 2019 e il saldo primario al 4,2% nel 2010. Di fronte a un’opinione pubblica che ha iniziato a capire, sulla propria pelle, che tagliare la spesa pubblica corrisponde a tagliare redditi, servizi e risparmi, la Bonino parla di “congelare” la spesa pubblica, che ritiene meno doloroso (per il popolo) dei tagli.

Il congelamento della spesa pubblica rappresenterebbe, secondo l’esponente radicale, una polizza di assicurazione contro gli umori dei mercati finanziari e addolcirebbe lo sguardo carico di disprezzo con cui ci guarda ora la Commissione europea. Che vantaggi avrebbe il 99% della popolazione dal congelamento della spesa? Nessuno. D’altronde l’aumento dei redditi, dei consumi e dell’occupazione non rientra nella lista degli obiettivi da raggiungere di chi sostiene la riduzione del deficit.

Puntare subito al pareggio di bilancio è la direzione su cui si muove “+ Europa”, che è come dire puntare subito dritto verso la povertà e l’annientamento di qualsiasi prospettiva per i giovani.

Quale intensità dare alle politiche di austerità sembra essere il principale terreno del confronto politico. Bassa intensità per chi chiede un alleggerimento dei vincoli deficit/PIL, media intensità per chi vuole percorrere il “sentiero stretto” alla Padoan, alta intensità per chi vuole puntare subito al pareggio di bilancio.

Chi propone di ridurre il deficit, sostanzialmente, ragiona solo sull’intensità delle politiche di austerità, ma non le mette seriamente in discussione. Ogni elettore dovrebbe chiedere al politico che vanta di voler risanare i conti pubblici: “Quanto pensi di ridurre il mio reddito e il mio risparmio?”. Ribaltata così, molti politici potrebbero trattare la questione con meno dogmi e più ricerca.

Paradossalmente, c’è un lato positivo in quell’intervista: anni di retorica su temi dallo scarsissimo impatto sull’economia e sull’occupazione (corruzione, burocrazia, ecc) hanno offuscato ciò che di fatto stava realmente distruggendo l’economia e l’occupazione: l’ossessione di ridurre il deficit e il debito pubblico. Rendere esplicito il diverso posizionamento dei partiti sul tema consente di alimentare il confronto su ciò che più di tutto impatta sulle nostre vite. E un giorno il dibattito potrebbe rifocalizzarsi sul vero nodo: se il problema non è il debito pubblico, lo è la valuta in cui è contratto il debito?

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