Approfondimento

Piena occupazione attraverso l’impresa sociale (Parte 3)

Piena occupazione attraverso l'impresa sociale (Parte 3)

Politiche fiscali alternative: perché il Programma di Job Guarantee è più efficace

Gli studi di Minsky e Kalecki possono essere usati per dimostrare perché le politiche fiscali convenzionali sono meno efficaci per la creazione diretta di posti di lavoro in generale e dei Programmi di JG e di ELR [1] in particolare (Tcherneva 2012a).

I modelli di markup post-Keynesiani [2] possono essere usati per studiare gli effetti di differenti politiche fiscali sui prezzi e sulla distribuzione del reddito. Minsky ha spesso affermato che in età moderna lo Stato è al contempo “una benedizione e una maledizione”. Esso stabilizza i profitti e la produzione dando all’economia una tendenza inflazionistica, senza [però] stabilizzarla al livello di pieno impiego o in prossimità di esso. In Tcherneva 2012a considero diverse funzioni distinte dello Stato:

  1. [lo Stato] come una fonte di reddito,
  2. [lo Stato] come datore di lavoro,
  3. [lo Stato] come acquirente di beni e servizi.

Gli effetti inflazionistici e distributivi delle politiche fiscali associate a ciascuna funzione è considerevolmente differente. L’articolo esamina dapprima gli effetti dei trasferimenti di reddito a persone e ad aziende (rispettivamente, sotto forma di sussidi di disoccupazione e sostegno agli investimenti). In seguito, considera lo Stato come datore di lavoro (creazione diretta di lavoro) e come acquirente di beni e servizi (creazione indiretta di lavoro). Infine, modifica il modello teorico di base per incorporare la politica fiscale à la Keynes e Minsky (JG, ELR, impiego “sul momento”), attraverso la quale lo Stato assicura, attraverso la creazione diretta di lavoro, il pieno impiego di tutti i disoccupati che non riescono a trovare lavoro nel settore privato, a prescindere dalla fase del ciclo economico.

Il modello illustra che le politiche convenzionali di stimolo alla domanda sono più inflazionistiche e inique rispetto alla creazione diretta di lavoro. Politiche pro-investimenti, in particolare, generano una pressione verso l’alto sui prezzi e dirottano la distribuzione del reddito verso la quota imputata a capitale. L’articolo modella anche Programmi di ELR/JG e ricava un’equazione fondamentale dei prezzi per un’economia di pieno impiego con lo Stato. Il modello illustra una “regola dei prezzi” per la spesa dello Stato che assicura che i Programmi ELR/JG non siano fonte di inflazione. Infatti, l’equazione fondamentale mostra come, in presenza di tale regola dei prezzi, al livello di pieno impiego gli effetti inflazionistici derivano da altre fonti, differenti dal piano di spesa pubblica.

Quando si valutano le politiche fiscali convenzionali, nella valutazione devono essere inclusi anche gli effetti inflazionistici e distributivi. Perché le politiche di status quo dovrebbero essere difese? Perché i decisori politici dovrebbero continuare a prediligere politiche fiscali pro-investimenti e pro-crescita, che producono margini [di profitto] più elevati e peggiorano la distribuzione dei redditi, invece che dare lavoro ai disoccupati in un progetto produttivo?

La letteratura sui Programmi JG/ELR ha spiegato le caratteristiche di questi piani, ha simulato i loro effetti anticiclici e studiato i loro macro effetti, modellando reali programmi di impiego pubblico che replicano il Programma di ELR.

Ciononostante, ci sono cose lasciate in sospeso che continuano a ricorrere nei dibattiti, riguardo ai pro e contro dei piani di impiego diretto: ossia, come dovrebbero essere progettati per (1) evitare il problema della creazione di nuova burocrazia di Stato, d’ampia portata e inefficiente, (2) renderli coerenti allo spirito imprenditoriale americano, e (3) favorire i principi della democrazia partecipativa.

Il Programma JG tramite l’impresa sociale: una proposta per gli Stati Uniti

Un’opportunità di impiego pubblico che deve essere accettato su base volontaria non deve essere necessariamente organizzata e offerta dal Governo federale o statale. Propongo invece che il programma di creazione di lavoro sia portato avanti dal settore no-profit. Alcuni vedono erroneamente il Programma ELR/JG come un modello di politica [imposto] dall’alto: pianificato, istituito, gestito e amministrato dal Governo federale, che implica una burocrazia considerevole.

Sebbene ai sostenitori dell’ELR non piace un tale approccio [imposto] dall’alto. La natura esatta del Programma di ELR non è stata articolata, in parte perché ci sono molti modelli differenti coerente all’idea di impiego pubblico per l’interesse comune.

La specifica idea che propongo coinvolge il settori no-profit e quello d’impresa. Si fonda su programmi locali proposti dalla comunità, che possono essere implementati in tutte le fasi del ciclo economico e possono rivolgersi a diverse tipologie di disoccupazione e di bisogni della comunità.

Questo è un approccio [che nasce] dal basso, nel senso più autentico dell’espressione, ed è alimentato dalle comunità, dagli enti locali e dalle persone stesse. I progetti saranno costruiti in un modo che si tenga conto di differenze regionali e dei diversi livelli di educazione e formazione dei partecipanti. In altre parole, è un approccio che adatta la politica fiscale alle persone, alle comunità e ai loro bisogni, piuttosto che una politica che tenta di adattare persone e comunità ad un'”agenda macroeconomica”. Comunità, organizzazioni no-profit e gli stessi disoccupati parteciperanno nella progettazione, nella proposta e nella esecuzione dei progetti. [La partecipazione a] questo tipo di programma JG è quindi non solo volontaria, ma anche una opportunità tangibile per coloro che si trovano in una condizione di inattività forzata per partecipare attivamente e contribuire alla comunità.

Il Governo federale stanzierà finanziamenti per organizzazioni no-profit già attive e che fanno molti lavori che il settore pubblico e quello privato hanno fallito nel fare. Queste sono le stesse organizzazioni no-profit che soddisfano bisogni sociali cruciali ma mancano di risorse adeguate.

Si noti che nuove organizzazioni no-profit sono necessariamente organizzate in modo imprenditoriale, al fine di soddisfare nuovi bisogni, come il risanamento ambientale, l’agricoltura sostenibile e l’agricoltura urbana. Le organizzazioni no-profit sono meglio organizzate, hanno più familiarità con i bisogni e le risorse locali, e sono sempre bisognose di manodopera. Il modello basato sui finanziamenti federali implicherà che i progetti saranno valutati per l’efficacia e i risultati, secondo specifici parametri socio-economici come la creazione di lavoro e l’impatto ambientale, l’offerta di beni pubblici, lo sviluppo della comunità e creazione, il rinnovo e lo sviluppo di risorse fisiche e umane.

I leader delle comunità sanno bene che molti uomini e donne che vivono in condizione di povertà, hanno bassi livelli di istruzione e sono considerati “non adatti al lavoro” dal settore privato, hanno in realtà una buona percezione dei bisogni urgenti delle loro comunità e molte buone idee su come affrontarli. Quello che non hanno è l’opportunità e il supporto istituzionale per farlo. Per mettere in pratica un piano JG di base, non c’è bisogno di una grandi pianificazione e processi decisionali statali. Il settore no-profit, la cui ragion d’essere è quella di affrontare i bisogni sociali, può creare i lavori necessari e implementare i progetti, se ha le risorse necessarie. Quello che è richiesto al Governo federale è sollecitare le proposte, valutare i progetti nel modo in cui farebbe con qualsiasi contratto [da stipulare] con il settore privato, svolgere con diligenza l’attività di presentazione di resoconti e controllo della qualità, e allocando i finanziamenti per stipendi e materiali (e in molti casi i finanziamenti non dovrebbero essere del 100%).

La differenza tra il modello di JG [gestito dalle organizzazioni] no-profit e le politiche fiscali convenzionali è che il primo è un Programma a lungo termine che ha come obiettivo esplicito quello di affrontare il problema della disoccupazione direttamente, invece che trattarlo come un effetto secondario della crescita.

Al posto di estendere i contratti con guadagni garantiti alle aziende private, che possono o meno dare come risultato una crescita dell’occupazione, il modello JG finanzia l’iniziativa delle imprese sociali e di quelle no-profit per creare progetti nell’interesse pubblico e realizzarli con persone al momento disoccupate, ad un salario base. Il lavoro no-profit è altamente anticiclico, ragion per cui è adatto a procurare lo stabilizzatore automatico di cui si è discusso in precedenza. Quando l’economia è in recessione, le agenzie per il lavoro esistenti possono essere usate per dare impiego ai disoccupati in questi progetti no-profit. Quando l’economia recupera, le stesse agenzie possono offrire inserimento a lavori con stipendi più elevati nel settore privato. Esiste già una importante infrastruttura istituzionale negli Stati Uniti che può aiutare nell’esecuzione di un programma di JG.

Certamente, ove si rendessero necessari molti miglioramenti alle infrastrutture, questi dovrebbero essere fatti. Imprese private, pagando i salari di mercato, eseguiranno alcuni di questi progetti; alcuni richiederanno basse qualifiche e impiegheranno lavoratori ad un livello salariale base. Il modello no-profit che ho descritto non preclude investimenti infrastrutturali e miglioramenti. Infatti, c’è una evidenza considerevole che progetti di investimenti pubblici su larga scala siano strettamente necessari negli Stati Uniti, come investimenti massicci in infrastrutture verdi. Ma i lavori pubblici non garantiscono il pieno impiego nel lungo periodo. Invece, assumere direttamente i disoccupati per progetti di Comunità eseguiti dal settore no-profit, durante espansioni o durante recessioni, è un modo efficace per affrontare questo difetto evidente delle moderne economie di mercato.

Pianificare il JG non sarà facile, ma ci sono molti modelli nel mondo da cui imparare. Allo stesso tempo, la rete di conoscenze e le innovazioni del settore no-profit che cambia rapidamente e del settore dell’impresa sociale, possono essere monitorate per raccogliere idee e migliorie nella pianificazione del piano. Ci saranno molte questioni da appianare, e i decisori politici devono essere consapevoli che il JG non è la panacea per tutti i mali sociali che affliggono le economie moderne.

Ciononostante, rappresenta un nuovo approccio alla politica fiscale per il pieno impiego e la stabilizzazione macroeconomica.

 

Note del Traduttore

1.^ Employer of Last Resort: Datore di lavoro di Ultima Istanza

2.^ In macroeconomia, i modelli della nuova economia keynesiana introducono alcuni aspetti della concorrenza imperfetta o oligopolistica all’interno dei modelli di equilibrio economico generale. In essi, le imprese hanno un certo potere di mercato e fissano i prezzi applicando un markup – spesso semplicemente una percentuale costante – sul costo marginale; inoltre, sono presenti frizioni che impediscono alle imprese di variare immediatamente il prezzo in seguito a un qualche shock economico, cosicché i prezzi sono vischiosi, ossia si aggiustano solo parzialmente nel breve periodo contrariamente a quanto avviene in regime di concorrenza perfetta.

 

Originale pubblicato nel febbraio 2012

Traduzione a cura di Luca Giancristofaro, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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