Il Commento

A noi è piaciuto di più il suo discorso

A noi è piaciuto di più il suo discorso

Piuttosto che allo scontato e monotono discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, oggi preferiamo dare risalto alle parole di Papa Francesco, pronunciate nell’omelia del Te Deum. Come spesso accade, Papa Francesco non le manda a dire e rivolge un pensiero ai giovani che, in realtà, suona più come un deciso ammonimento alle istituzioni, incapaci di tutelarne le aspettative.

Il Pontefice afferma:

Abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani. Abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società.

Sono parole semplici ma molto significative, poiché pongono l’attenzione sul fatto che la speculazione ha ormai preso il sopravvento sulla parte buona dell’economia, determinando le condizioni per le quali sono aumentati sia gli ostacoli all’ingresso nel mercato del lavoro, sia la ricattabilità dello stesso lavoro. A pagare dazio sono soprattutto i nostri giovani, costretti in molti casi a rifugiarsi all’estero o ad accettare lavori a condizioni poco dignitose. Un discorso per certi aspetti sorprendente. Il Papa, autorità universale, che in sostanza parla del diritto che i giovani hanno di poter lavorare nel loro Paese e che, probabilmente, vede nella globalizzazione il concretizzarsi di una minaccia più che di un’opportunità.

Presidente Mattarella, inutile dirle che le parole che avremmo voluto ascoltare dal Capo dello Stato italiano sono quelle pronunciate dal Papa.

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