La Teoria

MMP Blog #51: La Fata dell’Efficienza e il Goblin dell’Inflazione (parte 2)

MMP Blog #51: La Fata dell'Efficienza e il Goblin dell'Inflazione (2)

Torniamo nuovamente al nostro modello del grano e supponiamo che la distribuzione sia basata su un mercato caratterizzato da un sistema monetario e da 20 lavoratori disoccupati. I nostri sostenitori del RMG propongono di offrire un sussidio monetario, per risolvere il problema. Con il loro sussidio, i lavoratori disoccupati possono competere con gli occupati per [l’acquisto di] una parte della produzione; l’incremento della domanda aggregata e l’aumento dei prezzi potrebbero indurre gli 80 lavoratori occupati a lavorare più duramente e più a lungo per produrre più stai di grano da dividere tra le 150 persone. Si potrebbe forse creare qualche posto di lavoro per alcuni dei lavoratori meno efficienti.

Per quanto ne capisco, la pretesa del RMG è che le fate dell’efficienza del mercato assicureranno la produzione di una quantità sufficiente di beni e servizi ulteriori in modo che il sussidio non sia inflazionistico, attraverso una qualche combinazione di maggior lavoro degli 80 lavoratori efficienti e qualche nuovo posto di lavoro ai 20 lavoratori meno efficienti. A dire il vero, però, i sostenitori del RMG vogliono garantire il sussidio a tutti i 150 membri della società, così che nessuno sia obbligato a lavorare. Ma le fate dell’efficienza assicureranno che i pochi che decidono di continuare a lavorare producano una quantità di grano sufficiente, così che la moltitudine [di persone] che decide di non lavorare possa continuare a consumare a prezzi non inflazionati.

Come tutto ciò funzioni esattamente non è stato spiegato, che io sappia.

In ogni caso, non riesco ad immaginare per quale motivo dovrebbe essere meno inflazionistico o più efficiente rispetto a riassumere i 20 lavoratori nel loro vecchio posto di lavoro, persino se sono meno efficienti degli altri 80. O, se questo si rivela impossibile (diciamo che la produzione del grano sia impresa di un capitalista che si preoccupa solo delle uscite e delle entrate monetarie, e che pertanto si rifiuta di assumere i lavoratori inefficienti), allora impieghiamo i 20 [lavoratori] per piantare alberi, pulire l’acqua e migliorare il panorama. Nella peggiore delle ipotesi avremo un po’ meno grano da dividere tra le 150 persone (quindi il prezzo sarà più alto per via della decisione di ridurre la forza lavoro e la produzione dell’azienda di grano) ma abbiamo un “consumo” complessivamente più elevato sotto forma di alberi, acqua pulita e panorami rispetto al caso in cui avessimo lasciato le 20 [persone] disoccupate. Almeno le abbiamo impiegate per produrre qualcosa.

Lasciatemi concludere con un’osservazione generale riguardo all’ossessione delle fate dell’efficienza e dei goblin dell’inflazione.

Si tratta (principalmente) di una questione maschile.

Questo mi è diventato chiaro in seguito a un commento alla risposta al blog 50 e a un paio di colonne di George Lakoff. Il commento era di un infuriato “anziano pensionato”, che era stato imprenditore e che sottolineava in modo denigratorio il fatto che, nella sua carriera, Minsky non aveva mai avuto un lavoro “vero” e che di certo non poteva capire molto della disoccupazione perché non è mai stato un “creatore di posti di lavoro” come – diciamo – Mit Romney. Ho a lungo ammirato il lavoro di Lakoff sul “confezionamento” [1], e penso che abbia colpito nel segno col suo recente articolo in cui crea un parallelismo tra il confezionamento conservatore, l’adorazione del mercato e la deferenza verso la figura del padre severo.

L’uomo d’affari occupa un ruolo speciale nella nostra società. Virtualmente, l’intera politica pubblica è formulata ponendo attenzione alla reazione dei nostri uomini d’affari (uso l’identificazione di genere appositamente).

Personalmente, mi piace il termine che in origine Adam Smith, il “padre” della scienza economica, applicava all’uomo d’affari: il “becchino”. Oggi, essenzialmente, limitiamo il termine al capitalista impegnato nel business della morte, ma io credo che sia appropriato rivendicare il termine per tutti i nostri capitalisti. È perlopiù il becchino quello che invoca le fate dell’efficienza – battendosi di continuo per eliminare l’inefficiente, l’improduttivo, l’inadatto.

Si proclama il “creatore di posti di lavoro” ma, come sappiamo, un buon becchino – come Mit – è un distruttore di posti di lavoro. Il che è quanto si suppone debba fare il processo darwiniano: aumentare l’efficienza distruggendo posti di lavoro. Si è capito da molto tempo – sin dai tempi di David Ricardo – che il “processo industriale” è un distruttore netto di posti di lavoro, poiché rimpiazziamo lavoro umano con le macchine. È vero che le nuove linee di business ed i nuovi mercati aprono nuove opportunità lavorative, ma i nostri becchini inizieranno immediatamente a distruggere quanti più posti di lavoro possibile alla ricerca dell’incremento della produttività. Nessuna forza di mercato assicura che, a conti fatti, si creino nuovi posti di lavoro più rapidamente di quanto i becchini possano distruggerli. E la distruzione di posti di lavoro distrugge anche i mercati di beni e servizi realizzati dai lavoratori rimanenti – così la forza naturale del mercato è sempre distruttiva (Schumpeter la chiamava “distruzione creativa”).

Tutti i nostri becchini, in realtà, sono in realtà nel business della morte.

A noi piace vedere il nostro becchino come Il Decisore, il Padre severo che gestisce in modo efficiente i nostri affari economici. Siccome deve “poter pagare i salari”, capisce gli affari nazionali. Il becchino è sempre il miglior candidato per la carica elettiva, poiché il principale affare di una Nazione sono le imprese. Le sue dichiarazioni sulla politica economica sono sempre più importanti perché il becchino corre più vicino alle fate dell’efficienza rispetto al resto di noi. Come un buon padre, premia il duro lavoro e punisce il pigro.

Può distruggere i goblin dell’inflazione e bandire le inefficienze.

Di contro, il professore universitario – diciamo Hyman Minsky – non ha mai dovuto pagare i salari. Infatti, per natura, il lavoro del professore è femminile – educazione, cura. Il professore non ha alcuna comprensione reale del mercato, in effetti è ingenuo e protetto dallo sforzo competitivo come lo sono la casalinga o il bambino.

Tutti devono essere soggiogati dal Grande Decisore, il Grande Padre Becchino.

Il Becchino può vincere sempre ogni discussione riferendosi ai salari che ha pagato e anche al suo abbondante salario. Le fate dell’efficienza sanno come scegliere i vincitori. Il “libero” mercato è sempre meglio. I suoi premi battono sempre tutti gli altri.

Ma il nostro Padre Becchino non è privo di compassione. Lancerà qualche rimasuglio agli inadeguati. Date loro qualche sussidio che possano portare al mercato. Ma non dategli posti di lavoro. Il Becchino non vuole assumere gli inadeguati. E qualsiasi cosa possa fare il Pubblico è necessariamente inefficiente. Meglio quindi dare agli Inadatti solo un po’ di contante da spendere nel mercato, in modo che le fate dell’efficienza possano compiere la loro magia.

È più efficiente mantenere gli Inadatti a riposo piuttosto che impiegarli in modo inefficiente. Questo farebbe arrabbiare le fate dell’efficienza e scatenare i goblin dell’inflazione.

In ultima analisi si tratta di moralità, non di economia. La critica alla MMT e al PLG è che offende la morale dei conservatori. Permettetemi di concludere con un’ampia citazione di Lakoff, in modo che lui possa spiegarlo in modo più chiaro di quanto possa fare io.

“Nell’America contemporanea, ciò che governa le forme della politica economica è lo scontro tra la morale conservatrice e quella progressista… La maggioranza dei Democratici, in modo cosciente o soprattutto non cosciente, utilizza un punto di vista morale che deriva da una nozione idealizzata del ruolo formativo dei genitori, una morale basata sulla cura dei propri concittadini e sulla responsabilità dell’azione sia per se stessi sia per altri, quella che il Presidente Obama ha definito “un’etica d’eccellenza” – fare del proprio meglio non solo per se stessi, ma per la propria famiglia, per la propria comunità, per il proprio Paese e per il mondo. Secondo quest’ottica, lo Stato ha due missioni morali: proteggere e potenziare tutti equamente.

Il mezzo è Il Pubblico, che fornisce infrastrutture, istruzione pubblica e leggi per massimizzare la salute, la protezione e la giustizia, un ambiente sostenibile, sistemi informativi e di trasporto, e così via. Il Pubblico è necessario per Il Privato, specialmente per l’impresa privata, che fa affidamento su tutto quanto esposto. La libera economia di mercato massimizza la libertà generale soddisfacendo le esigenze comuni: offrire i prodotti necessari a prezzi ragionevoli con profitti ragionevoli, pagare i lavoratori in modo equo, trattarli bene e servire le comunità a cui appartengono. In breve, “le persone che si suppone l’economia dovrebbe servire” sono i cittadini comuni. Sin dall’inizio, questa è stata la base della democrazia americana.

I conservatori sono detentori di una prospettiva morale differente, basata su una nozione idealizzata di un severo padre di famiglia. In questo modello il padre è Il Decisore, quello che comanda, distingue ciò che è bene da ciò che è male ed insegna la moralità ai figli punendoli dolorosamente quando sbagliano, in modo che possano diventare disciplinati abbastanza da far bene e prosperare nel mercato. Se non sono benestanti, non sono abbastanza disciplinati e non possono pertanto essere morali: si meritano la loro povertà. Applicata alla politica conservatrice, questo porta ad una gerarchia morale che vede in cima, meritatamente, i cittadini ricchi e moralmente disciplinati.

La democrazia è vista come offrire libertà, la libertà di ricercare il proprio interesse con una responsabilità minima nei confronti degli interessi o del benessere altrui. È una libertà di tipo laissez-faire. La responsabilità è personale, non sociale. Le persone dovrebbero riuscire ad essere i padri severi di se stessi, Decisori di se stessi – l’ideale dei populisti conservatori, che stanno votando la loro moralità e non i propri interessi economici. I bisognosi sono ritenuti deboli ed indisciplinati, dunque [giudicati] scarsi da un punto di vista morale. Le persone più virtuose sono le persone ricche. Lo slogan ‘Lasciate che sia il mercato a decidere’ vede Il Decisore nel mercato in sé, l’autorità ultima, verso cui lo Stato non dovrebbe avere alcun potere per regolare, tassare, proteggere i lavoratori ed imporre multe in caso di illecito. Chi non ha soldi è indisciplinato, non virtuoso, quindi dovrebbe essere punito. Il povero può guadagnarsi la redenzione solo attraverso la sofferenza, ottenendo – si suppone – un incentivo a far meglio…

Proprio come l’autorità di un padre severo dev’essere sempre mantenuta, così la preservazione, l’estensione e la vittoria definitiva del sistema morale conservatore stesso sono i più alti valori in questo sistema morale conservatore. Predicare il deficit è solo un mezzo che persegue un fine – eliminare il finanziamento del Pubblico e condurci alla dominazione conservatrice permanente. Da questa prospettiva, il bilancio di Paul Ryan acquista un senso – tagliare il finanziamento per Il Pubblico (l’antitesi della morale conservatrice) e premiare i ricchi (che sono le persone migliori, da una prospettiva di morale conservatrice). La verità economica, qui, è irrilevante…” (vedere qui).

La critica al PLG (e il sostegno del welfare come il RMG invece del lavoro) è coerente con questa morale conservatrice. I critici non vogliono che una “burocrazia pubblica, inefficiente, ingombrante” crei posti di lavoro. Vogliono la prova del mercato. Non vogliono un sistema sociale premuroso e formativo. Vogliono le fate dell’efficienza e i becchini severi. Persino se alcuni critici comprendono elementi della MMT, vogliono comunque le fiabe sulla superiorità del Privato rispetto al Pubblico. Riguardo ai benefici del “farcela da soli”, dell'”uomo macho che s’è fatto da solo” che paga i salari, della necessità di punire gli “inadatti” così che possano servire da esempio per gli altri – “Lì, ma per la bontà di Dio, ci va John Bradford”.

Lakoff insegna che la teoria economica non può battere la moralità. Le argomentazioni contrarie al PLG non sono di stampo economico. Sono argomentazioni morali. Prestate attenzione al confezionamento. Gli oppositori usano parole come “efficiente”, “produttivo”, “burocrazia”, “scelta individuale”, “libertà”. Sono tutti termini morali che riflettono la visione conservatrice del mondo. I propositori devono cambiare i termini del dibattito – “inclusivo”, “formativo”, “premuroso”, “pubblico”, “comunità”, “cittadini”. Comprendere la MMT ci consente di usare il sistema economico per perseguire i molti obiettivi pubblici. Non esiste privato senza il pubblico. Un [sistema] pubblico che funziona bene è un prerequisito per un [sistema] privato che funziona bene. Permettetemi di concludere con una delle mie citazioni di Keynes preferite (chiedo scusa per averla probabilmente usata da qualche parte nel MMP, ma merita di essere ripetuta):

“Il credo Conservatore secondo cui c’è una qualche legge di natura che impedisce agli uomini di essere occupati, che sia “incauto” impiegarli e che, in termini finanziari, sia “sano” mantenere un decimo della popolazione inattivo per un periodo di tempo indefinito, è follemente improbabile – [è] il genere di cose a cui nessun uomo potrebbe credere, a meno che la sua mente sia stata confusa sciocchezza dopo sciocchezza, anno dopo anno.” (J. M. Keynes)

La prossima volta: puntata finale del MMP, sulla natura della Moneta.

 

Note del Traduttore

1.^ Il termine usato è “framing”, che negli studi sui mezzi di comunicazione di massa, in sociologia e psicologia si riferisce all’inevitabile processo di influenza selettiva sulla percezione dei significati che un individuo attribuisce a parole o frasi, definendo la “confezione” di un elemento di retorica in modo da incoraggiare certe interpretazioni e scoraggiarne altre; fonte: Wikipedia.org

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Originale pubblicato il 17 giugno 2012

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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