L'Editoriale

La Teoria della Moneta Moderna o il caos

Se in futuro si dovessero rilevare cali dei prezzi delle materie prime industriali, deprezzamenti significativi nelle valute mondiali in cui sono denominati i tassi d’interesse più alti e un ampliamento dei differenziali dei tassi d’interesse depo-repo [1] [2], allora allacciate le cinture di sicurezza!

L’economia globale è da anni ad un bivio, rischiando il collasso. Il lento e continuo veleno iniettato dalla ortodossia dominante si è andato diffondendo come una cancrena. I suoi tratti più importanti sono un debito eccessivo, l’insolvenza del settore bancario, l’assenza di investimenti produttivi da parte del settore privato, il calo della produttività, il crollo della crescita potenziale e l’aumento delle disuguaglianze. Le misure di politica economica attuate, oltre ad essere caratterizzate da una profonda incompetenza economica, sono servite solo a difendere la ricca classe dominante. La domanda è evidente, quando e come tutto cadrà a pezzi?

La macroeconomia e l’economia finanziaria, così come la si insegna nelle università o la si presenta negli studi empirici delle agenzie multilaterali – OCSE, FMI, ecc. – e/o presso le Banche Centrali, somiglia ad un falso racconto, che rende l’economia una professione quasi inutile. Nel mio caso, devo ammettere che gli insegnamenti che ho ricevuto mi hanno fornito gli strumenti necessari per indagare poi per conto mio, per avere spirito critico, per confutare le teorie con il supporto di dati oggettivi e non accontentarmi mai in ultima analisi di ipotesi e teorie, le quali in molti casi erano e sono frutto di mera ideologia.

Nel campo dell’economia finanziaria, i concetti di efficienza dei mercati, di razionalità degli investitori o i modelli di equilibrio generale stocastico non vanno oltre le storie per bambini. Tuttavia da questi concetti hanno avuto origine i modelli di valutazione degli asset, di ottimizzazione dei portafogli o di controllo del rischio volti a prevedere che il rischio dei mercati finanziari era molto basso, completamente valutabile e gestibile. Con essi si giustificava a livello intellettuale i livelli d’indebitamento e le leve finanziarie estremamente pericolose che hanno portato l’economia globale alla Grande Recessione. Il problema consiste nel fatto che una cieca fede nell’efficienza dei mercati dei capitali e nella perfetta razionalità degli investitori, ha spinto un’intera corrente di pensiero economico, politico ed accademico, che, tra le altre cose, ha difeso ad ogni costo la deregolamentazione ed modelli salariali per le cariche dirigenziali assolutamente inefficienti, ingiusti e che hanno favorito una massiccia frode contabile.

Le autorità economiche e finanziarie in tutto il mondo hanno utilizzato proprio questi argomenti per legittimare decisioni economiche e politiche, che hanno finito col causare costi di natura sociale (povertà e disuguaglianza), di natura economica (diminuzione della produttività del lavoro e del capitale, crollo del PIL potenziale, assenza d’investimenti di capitale e di sviluppo), di tipo politico (totalitarismo invertito [3]) del tutto inammissibili.

L’antidoto contro il veleno

La realtà in Giappone, ad esempio, dovrebbe permettere di aprire gli occhi di fronte al pensiero macroeconomico dominante ed indurre ad acquisire una profonda conoscenza di come funzionano i sistemi monetari moderni e delle dinamiche che reggono le relazioni tra il governo ed i settori non governativi. Si sarebbe in questo modo in grado di conciliare la schiacciante evidenza empirica che si basa sulla Teoria della Moneta Moderna (MMT).

Se si pensa che i governi possono rimanere senza denaro, non si potrà mai capire la dinamica dei tassi di interesse sui titoli di Stato di Paesi come il Giappone; secondo i principali libri di testo di macroeconomia, il deficit di bilancio dovrebbe dare luogo a tassi d’interesse più elevati. Tuttavia la realtà dimostra il contrario: le Banche Centrali fanno quello che vogliono con i tassi d’interesse. Quei governi che sono sovrani dal punto di vista monetario (emettono la propria valuta, in regime di tassi di cambio fluttuanti ed emettono debito nella propria valuta) come gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Giappone, hanno la capacità di creare denaro e di spenderlo. Quindi non possono mai essere costretti all’insolvenza. Tutti questi benefici sono a disposizione di nazioni sovrane dal punto di vista monetario.

Anticipando il collasso

Proprio a partire da questi ragionamenti, che abbiamo tanto approfondito, si dovrebbe utilizzare attivamente la politica fiscale in un’ottica MMT, per raggiungere la piena occupazione. L’evidenza empirica abbonda. Però non lo faranno, perché sarebbero costretti a riconoscere il fallimento ideologico del neoliberismo e delle sue fondamenta. Queste cadrebbero come un castello di carte. Per questo dobbiamo prevedere quando il giochino neoclassico cadrà in frantumi.

Se non si farà quello che si deve fare, dobbiamo essere preparati per il prossimo cataclisma, che vedrà tornare una maggiore avversione al rischio nei mercati finanziari, come è già accaduto nel 2000-2002 e nel 2007-2009. Si tratta solo di una questione di tempo mentre aspettiamo la prossima fase di vendita di massa di attività finanziarie oggi praticamente tutte sopravvalutate. Quello che succede è che un’attività finanziaria può essere sopravvalutata per molto tempo. Le macro fondamentali si basano sulle dinamiche non lineari, che si muovono secondo sistemi caotici e complessi.

Vi darò una regola molto semplice. Se si dovessero rilevare cali dei prezzi delle materie prime industriali, deprezzamenti significativi nelle principali valute mondiali in cui sono denominati i tassi d’interesse più alti e un ampliamento dei differenziali dei tassi d’interesse depo-repo (TED spread [4]), allacciatevi le cinture di sicurezza! Per tutto quello che potrebbe accadere come risultato di non aver fatto al momento giusto ciò che era giusto ed efficiente [fare].

 

Note del Traduttore

1.^ Depo: tasso d’interesse pagato sui depositi; fonte: Businessdictionary.com.

2.^ Repo: tasso di sconto al quale una Banca Centrale riacquista titoli di Stato dalle banche commerciali a seconda dell’offerta di moneta che decide di immettere nel sistema monetario; fonte: Businessdictionary.com.

3.^ Sistema completamente differente dalle forme classiche totalitaristiche, non si esprime attraverso un leader demagogico o carismatico ma attraverso l’anonimia dello Stato corporativo sostenuto da un sistema elettorale – che vede la partecipazione degli elettori in evidente decrescita – e giudiziario controllato pesantemente dal sistema corporativo al cui soldo lavorano le maggiori fonti di informazione. […] i cittadini che vivono in un contesto di insicurezza e, allo stesso tempo guidati da aspirazioni competitive, preferiscono la stabilità politica e la protezione al coinvolgimento politico. Questo è esattamente ciò a cui mira il totalitarismo invertito: creare instabilità per tenere la cittadinanza passiva e sbilanciata. Fonte: Ilribelle.com.

4.^ TED spread: la differenza tra i tassi d’interesse sui prestiti interbancari e sul debito di breve termine del governo Statunitense; fonte: Wikipedia.org.

 

Originale pubblicato il 12 febbraio 2017

Traduzione a cura di Fausto Cavalli, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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