La Teoria

La Teoria della Moneta Moderna: Blog #1 del Primer MMT

Da oggi e con cadenza regolare pubblicheremo i blog del Primer che L. Randall Wray pubblicò tra il 2011 e il 2012 su neweconomicperspectives.org con l’obiettivo di facilitare la comprensione della Modern Money Theory ad un pubblico di non addetti ai lavori.

Allo stesso modo Rete MMT, ogni lunedì, pubblicherà le traduzioni di quel lavoro. Ogni blog del Primer si lega al precedente in maniera sequenziale, e al termine delle pubblicazioni il lettore avrà una visione d’insieme generale ed esaustiva dei principi della MMT.

(la Redazione)


Questa settimana iniziamo un nuovo speciale a New Economic Perspectives – un Primer [1] sulla Modern Money Theory. Ogni lunedì posteremo un pezzo relativamente corto, costruendo in modo graduale una teoria esauriente che spieghi il modo in cui “funziona” la moneta nei Paesi sovrani. Collezioneremo quindi commenti nella notte di mercoledì, e posteremo una risposta il giovedì. I commenti dovrebbero essere relativi al blog di quella settimana. Visto che stiamo cercando di agevolare la comprensione della MMT, incoraggiamo i commentatori a segnalarci in particolar modo in quali punti non siamo stati chiari. Visto che proseguiremo con la presentazione dei Primer nel corso dell’anno venturo, a volte dovremo chiedere un po’ di pazienza – ovviamente non possiamo presentare l’intera teoria in una sola volta.

Questi blog iniziano dai principi basilari; non è richiesta alcuna precedente conoscenza di MMT – e persino di economia. I blog sono sequenziali; ciascun blog presuppone i precedenti. I blog saranno sviluppati sul piano teorico, con pochi riferimenti a casi specifici, storie e linee politiche. Intenzionalmente. Un Primer dovrebbe fornire una visione d’insieme generale che possa essere adattata a diverse specifiche situazioni nazionali. Le abituali pagine di NEP continueranno a discutere le questioni politiche attuali che si affrontano nel mondo reale. Il Primer rimarrà su un piano differente. Ciò che segue è una rapida introduzione al contesto ed allo scopo del Primer.

Blog #1 del Primer MMT

In anni recenti è stato sviluppato un approccio alla macroeconomia chiamato “modern money theory” [2]. Gli elementi della teoria non sono nuovi, ma è nuova la loro integrazione al fine di elaborare un’analisi coerente. Il mio primo tentativo di farne una sintesi è stato nel mio libro del 1998, Understanding Modern Money. Quel libro ha tracciato la storia della moneta così come la storia del pensiero che sostiene questo approccio. Ha anche introdotto la teoria ed esaminato sia la politica fiscale che quella monetaria dal punto di vista della “moneta moderna”. Da quel momento sono stati compiuti grandi passi nell’applicazione della teoria per lo sviluppo di una comprensione dei dettagli operativi coinvolti. Per farla semplice, abbiamo svelato come “funziona” la moneta nell’economia moderna. Le conclusioni sono state riportate in un gran numero di pubblicazioni accademiche. Inoltre, la crescita della “blogsfera” ha diffuso le idee in giro per il mondo. La “teoria della moneta moderna” ora è ampiamente riconosciuta come un’alternativa, più o meno coerente, ai punti di vista convenzionali. Ad ogni modo, articoli accademici e brevi blog non costituiscono la sede adatta ad un’introduzione esaustiva a questo approccio.

Questo Primer cerca di colmare il vuoto esistente tra le presentazioni formali sui testi accademici e i blog informali. Inizierà con i principi basilari per poi strutturare una comprensione ragionevolmente sofisticata.

Inoltre colmerà esplicitamente un altro vuoto: il caso dei Paesi in via di sviluppo. L’approccio MMT è stato spesso criticato perché si focalizza eccessivamente sul caso degli Stati Uniti, e molti critici hanno affermato che esso abbia poca o nessuna applicabilità al resto dei Paesi del mondo, che non emettono la moneta di riserva internazionale. Di certo questa critica è eccessiva, poiché i teorici della moneta moderna hanno applicato l’approccio ad un certo numero di altri Paesi, inclusi Australia, Canada, Messico, Brasile e Cina. Ancora, gran parte della letteratura affronta esplicitamente il caso di Paesi sviluppati che operano con tassi di cambio fluttuanti. Alcuni sostenitori hanno persino affermato che la MMT non può essere applicata a regimi di tasso di cambio fisso. E che la MMT è stata molto poco applicata al caso dei Paesi in via di sviluppo (molti dei quali adottano vincoli sul tasso di cambio).

Perciò questo Primer colma anche quel vuoto – affronta esplicitamente regimi di tasso di cambio alternativi così come la situazione nei Paesi in via di sviluppo. In tal senso, è una generalizzazione della teoria della moneta moderna.

A differenza del mio libro del 1998, questo Primer non rivisiterà la storia della moneta o la storia del pensiero. L’esposizione rimarrà in gran parte teorica. Fornirò qualche esempio, un po’ di dati, e qualche spiegazione di operazioni concrete nel mondo reale. Ma la discussione rimarrà per la maggior parte a livello teorico. La teoria, comunque, non è difficile. Si sviluppa a partire da semplici identità macroeconomiche e principi basilari di macroeconomia. È progettata per essere accessibile a chi ha poche basi di economia. Inoltre, il Primer cerca il più possibile di evitare la critica all’approccio convenzionale all’economia – ci sono già molte critiche, perciò questo Primer mira invece a realizzare un contributo positivo. Ciò aiuta a mantenere l’esposizione relativamente concisa.

In questo Primer esamineremo la teoria macroeconomica fondamentale per l’analisi dei sistemi economici come sono nella realtà. Iniziamo da semplice contabilità macroeconomica, partendo dal riconoscere che a livello aggregato la spesa è uguale al reddito. Ci sposteremo quindi all’approccio dei saldi settoriali, dimostrando che i deficit di un settore devono essere compensati dai surplus di un altro. Concluderemo affermando che è necessario assicurare coerenza stock-flow [3]: la somma dei deficit costituisce il debito finanziario, quella dei surplus gli asset finanziari. Enfatizzeremo che tutti questi risultati si applicano a tutti i Paesi, poiché derivano da identità macroeconomiche.

Ci sposteremo quindi a discutere i regimi valutari – spaziando da sistemi di tassi di cambio fisso (disposizioni di currency board [4] e vincoli), a regimi fluttuanti controllati, ed infine a regimi di cambio fluttuanti. Possiamo pensare alle diverse possibilità come ad un continuum, dove molti Paesi sviluppati sono posizionati verso l’estremo dei regimi di tasso fluttuante e molti Paesi in via di sviluppo l’estremo dei regimi di tasso di cambio fisso.

Esamineremo come spende uno Stato che emette la propria valuta. Dapprima forniremo un’analisi generale che si applica a tutti i regimi valutari; discuteremo quindi le limitazioni poste alle politiche nazionali spostandoci attraverso il continuum dei regimi di tasso di cambio. Si sosterrà che il tasso di cambio fluttuante fornisce un più ampio spazio di manovra della politica nazionale. Il dibattito è relativo al famoso “trilemma” dell’economia aperta – un Paese può scegliere solo due fra tre politiche: mantenere un vincolo sul tasso di cambio, mantenere un vincolo sul tasso d’interesse, e consentire il movimento dei capitali. Qui, comunque, si sosterrà che un Paese che sceglie un obiettivo per il tasso di cambio potrebbe non essere in grado di perseguire una politica nazionale volta al raggiungimento della piena occupazione con una robusta crescita economica.

Più avanti – molto più avanti – mostreremo come l’approccio della “finanza funzionale” di Abba Lerner segua direttamente dalla MMT. Ciò porterà ad una discussione riguardo alla politica monetaria e fiscale – non solo in termini di cosa la politica può fare, ma anche di cosa la politica dovrebbe fare. Di nuovo, la discussione sarà generale perché l’obiettivo più importante di questo Primer è fornire una teoria che possa servire come base della formazione politica. Lo scopo di questo Primer non è fare pressione per una particolare agenda politica. Può essere usato dai sostenitori dello “Stato interventista” così come da coloro che preferiscono lo “Stato non interventista”. Le mie tendenze sono ben note, ma la MMT in sé è neutrale.

Come menzionato in precedenza, uno dei principali obiettivi di questo Primer è di applicare allo studio dei contesti dei Paesi in via di sviluppo, i principi sviluppati dalle recenti ricerche sui saldi settoriali e l’approccio della moneta moderna. Il Levy Economics Institute [5] è stato in prima linea in tale ricerca, seguendo il lavoro di Wynne Godley e Hyman Minsky, ma la maggior parte del lavoro si è concentrata sulla situazione dei Paesi sviluppati. Jan Kregel, nel suo lavoro all’UNCTAD [6], ha utilizzato questo approccio nell’analisi delle economie dei Paesi in via di sviluppo. Altri al Levy Institute hanno usato l’approccio per favorire l’implementazione di programmi di creazione di posti di lavoro sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Questo Primer estenderà queste analisi, riconoscendo esplicitamente le diverse scelte politiche disponibili per Paesi con regimi di tasso di cambio differenti.

Infine, esploreremo la natura della moneta. Vedremo che la moneta non può essere una merce, piuttosto deve essere un ITD [7]. Persino un Paese che opera con uno standard aureo sta operando in realtà con ITD monetari, sebbene alcuni di quegli ITD siano convertibili – su richiesta – in un metallo prezioso. Mostreremo perché le economie monetarie operano tipicamente al di sotto della propria capacità [produttiva], con risorse non impiegate, (risorse) tra cui c’è la forza lavoro. Esamineremo anche la natura del merito di credito, cioè la ragione per cui alcune passività monetarie sono più accettabili di altre. Come era solito dire il mio professore, il defunto e grande Hyman Minsky, “chiunque può creare moneta; il problema è far sì che qualcuno la accetti”.

Questa serie di blog in realtà ha avuto inizio come tentativo di realizzare un Primer essenziale di macroeconomia che possa essere usato da analisti dei Paesi in via di sviluppo nel loro Paese d’origine, come un’alternativa ai libri di testo di macroeconomia che soffrono di una molteplicità di imperfezioni. Lo scopo non era quello di criticare la teoria ortodossa, quanto piuttosto di realizzare un contributo positivo che mantenga una coerenza stock-flow riconoscendo, al contempo, le differenze tra regimi di tasso di cambio alternativi. Jesus Felipe e la Asian Development Bank mi hanno esortato a mettere insieme una versione che potesse essere fatta circolare di più. Contemporaneamente, molti blogger hanno chiesto a coloro che hanno scritto sulla MMT di fornire una spiegazione concisa dell’approccio. Molti professori hanno anche chiesto un libro di testo da poter usare in aula.

Questo Primer è progettato per soddisfare almeno alcune di queste richieste, anche se un libro di testo per l’uso in aula dovrà attendere. Per far sì che il progetto rimanga gestibile, non andrò in profondità nei dettagli operativi. Ciò richiederebbe un’attenta analisi di procedure specifiche adottate in ciascun Paese. Per qualche Nazione (come accennato sopra, per Stati Uniti, Australia, Canada, e Brasile, con qualche trattazione dei casi di Messico e Cina) questo è già stato fatto negli articoli accademici. Sto escludendo quei dettagli dal Primer perché miro ad un pubblico non esperto. Ciò che fornisco è un’introduzione di base alla MMT che non richieda di aver affrontato grandi studi economici in precedenza. Eviterò matematica o gergo che non siano necessari. Costruirò una teoria che spieghi il modo in cui la moneta “funziona” nella realtà a partire da quelli che potremmo definire i “primi principi”. E anche se era invitante affrontare un ampio spettro di questioni politiche ed eventi attuali – specialmente considerando l’attuale caos finanziario globale – proverò a non allontanarmi da questa missione.

Ringrazio il gruppo MMT con cui ho lavorato negli ultimi vent’anni dato che abbiamo sviluppato questo approccio insieme: Warren Mosler, Bill Mitchell, Jan Kregel, Stephanie Kelton, Pavlina Tcherneva, Mat Forstater, Scott Fullwiler, ed Eric Tymoigne, così come molti studenti attuali e passati tra cui voglio citare Joelle LeClaire, Heather Starzinsky, Daniel Conceicao, Felipe Rezende, Flavia Dantas, Yan Liang, Fadhel Kaboub, Zdravka Todorova, Shakuntala Das, Corinne Pastoret, Mike Murray, Alla Semenova e Yeva Nersisyan. Anche altri – alcuni dei quali erano inizialmente critici verso alcuni aspetti dell’approccio – hanno contribuito allo sviluppo della teoria: Charles Goodhart, Marc Lavoie, Mario Seccareccia, Michael Hudson, Alain Parguez,Rob Parenteau, Marshall Auerback, e Jamie Galbraith. Altri colleghi internazionali, tra cui Peter Kreisler, Arturo Huerta,Claudio Sardoni, Bernard Vallegeas Xinhua Liu, mi hanno permesso di testare le idee prima di affrontare platee all’estero. Molti blogger hanno contribuito a diffondere l’argomento, tra cui Edward Harrison, Lambert Strether, Dennis Kelleher, Rebecca Wilder, Yves Smith, Joe Firestone, Mike Norman, Tom Hickey, ed i ragazzi del New Economic Perspectives di Kansas City, Lynn Parramore al New Deal 2.0, Huffington Post, e Benzinga che ha postato i miei blog (e sopra a tutti, in duplice veste, Bill Mitchell al billyblog!).

Tutti quanti al CFEP negli Stati Uniti ed al Coffee in Australia ed Europa che hanno aiutato a promuovere le idee nell’ultimo decennio. Un forte Grazie a tutti.

Ora basta coi preliminari. Inizieremo con la teoria la settimana prossima.

 

Note del Traduttore

1.^ Primer: manuale introduttivo

2.^ Teoria della Moneta Moderna

3.^ Con stock, cioè “riserve” o “scorte”, ci si riferisce alla quantità complessiva di un certo oggetto (beni, moneta, ecc.) presente in uno specifico istante di tempo; con flow, cioè “flusso”, ci si riferisce invece alla variazione della quantità dello stesso oggetto in un intervallo di tempo (tipicamente un anno); fonte: Treccani.it

4.^ Currency board: autorità monetaria che emette base monetaria a fronte di valuta estera a un tasso di cambio fisso rispetto ad una valuta di riferimento (valuta-àncora); al fine di garantire la convertibilità valutaria al tasso di cambio predeterminato, il c. b. detiene riserve nella valuta àncora pari almeno all’ammontare delle sue passività monetarie, che rappresentano la base monetaria in circolazione; fonte: Treccani.it

5.^ Levy Economics Institute of Bard College, un think-tank politico pubblico, no-profit ed apartitico con sede presso il Bard College a New York (USA); fonte: Levyinstitute.org

6.^ UNCTAD: Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo, un ente intergovernativo permanente delle Nazioni Unite; fonte: Treccani.it

7.^ ITD: Io Ti Devo

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Originale pubblicato il 6 giugno 2011

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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