Approfondimento

La MMT calata nel concreto

Ma in pratica la MMT a cosa serve? Che tipo di mondo è uno in cui le politiche economiche suggerite dalla MMT vengono realizzate? Potremmo dire che sarebbe un mondo senza povertà e in cui esiste la garanzia di un accesso universale al lavoro dignitoso, all’istruzione, alla salute. Ma cosa vuol dire accesso universale al lavoro dignitoso? Vuol dire che le valli, le campagne, le periferie, i piccoli centri smettono di essere il bacino della disoccupazione, nicchie di possibile povertà e il teatro di possibile disgregazione sociale.

Un passo indietro

La disoccupazione è creata tramite politiche di austerità, aumento delle tasse e taglio della spesa pubblica, le quali creando disoccupazione sono funzionali all’obiettivo di rendere più ricattabile chi vive del proprio lavoro. Lavoratori ricattabili equivale a lavoratori a minor reddito: le grandi aziende esportatrici riducono così i costi di produzione senza impattare sulle vendite e soprattutto aumentano i guadagni ed il potere di chi esercita il comando capitalistico.

L’eliminazione della disoccupazione e conseguentemente della povertà devono essere i primi obiettivi di uno Stato che voglia lo sviluppo del progresso sociale. Solo lo Stato che controlla la sua valuta ha la capacità finanziaria di garantire sempre la piena occupazione dignitosa.

Non ci può essere progresso, né economico, né sociale con i livelli di ricattabilità e di precarietà economica presenti oggi nella popolazione.

Disoccupazione 0% calata nel concreto

Qui di seguito proponiamo due esempi di applicazione sul territorio di un Piano di Lavoro di Transizione.  Il Piano del lavoro non è la panacea di tutti i mali, serve “solo” ad eliminare lavoro degradante e disoccupazione dal territorio, e per questo  presuppone che il piano sia inserito all’interno di un più ampio progetto di politica economica, che preveda contemporaneamente programmi di tutela del paesaggio, recupero delle aree degradate ed inquinate, una politica industriale sostenibile, welfare e di investimento pubblico in deficit per i settori giudicati strategici (scuola, ricerca, sanità, sicurezza e trasporti).

Il Piano di Lavoro di Transizione proposto offre un lavoro a tempo pieno, remunerato con un salario sopra la soglia di povertà finanziato dalla Banca Centrale o in deficit dal Ministero del Tesoro, con garanzia formale del debito da parte della Banca Centrale, a tutti coloro che vogliono e sono nelle condizioni di lavorare, ma che non hanno un lavoro. In questo modo si elimina la povertà e la ricattabilità del lavoro mal pagato; nessuno accetterebbe una proposta di lavoro nel settore privato che abbia condizioni al di sotto della soglia del PLT. Pertanto verrebbe eliminata la disoccupazione involontaria. Il lavoratore non si troverebbe davanti all’alternativa tra lavoro non dignitoso o disoccupazione. Il piano, inoltre, massimizza la stabilità dei prezzi e si orienta a produrre beni o servizi ritenuti prioritari per l’interesse pubblico. Il PLT stabilizza i consumi e dunque la domanda interna e quindi in generale l’attività economica privata.

Applicazioni pratiche: due esempi

Piano di lavoro di transizione  alpino

Il piano di lavoro di transizione alpino si occuperà di priorità individuate dalle comunità locali, come la valorizzazione e cura dell’ambiente, il paesaggio, i boschi e la fruibilità turistica.

Ad esempio, con la pulizia del bosco dalle sterpaglie, non solo si consente di valorizzare il territorio pulendo sentieri e strade agro-silvopastorali, non solo si diminuisce quello che è il rischio idrogeologico con la manutenzione degli alvei dei torrenti, ma anche costituisce una misura fondamentale per la prevenzione degli incendi. Inoltre, con la raccolta delle sterpaglie, cioè biomassa, è possibile estrarre preziosa energia termica ed elettrica, tutta di tipo rinnovabile, tramite piccoli cogeneratori sparsi sul territorio. Diversamente dagli inceneritori, questi trasformano la sostanza organica del bosco, legno ed arbusti, in un gas (syngas) che viene bruciato in un motore munito di marmitta catalitica. Questo sistema necessita di pochissimo spazio, per un container dove viene alloggiato il cogeneratore e di una piccola superficie per lo stoccaggio della biomassa. Il calore prodotto può essere utilmente utilizzato per il riscaldamento di edifici pubblici, scuole, piscine comunali, mentre l’energia elettrica viene ceduta alla rete.

L’utilizzo del bosco come risorsa energetica rinnovabile già accade in Svizzera ed Austria, con una conseguente diminuzione della dipendenza da fonti fossili. Fonti fossili che alimentano il mantenimento e la cristallizzazione di sistemi reazionari e regressivi come quello Saudita. La pulizia dei boschi avrebbe poi effetti positivi anche sulla salute dell’ecosistema migliorando l’ambiente dal punto di vista paesaggistico e con ricadute positive sull’attrattiva turistica del luogo.

Piano di lavoro di transizione  rurale

Anche in questo caso il Piano potrebbero essere utilizzato a favore di qualsiasi obbiettivo di interesse pubblico per la cui realizzazione si necessita di lavoro generico. Una delle mansioni potrebbe essere quella legata alla pulizia dei fiumi, ampliamento dei canali e la manutenzione degli argini al fine di evitare alluvioni e disseto idrogeologico.

Ovviamente tutto questo è completamente incompatibile con il DNA dell’Unione Europea e non è da escludere che il DNA dell’UE sia tale da non poter essere modificato verso una completa democrazia.

 

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