Approfondimento

La Legge di Bilancio 2018 non dimentica le privatizzazioni

La Legge di Bilancio 2018 non dimentica le privatizzazioni

Se le raccomandazioni dell’Unione europea o della BCE fossero un compito in classe, potrebbero avere un titolo del tipo: “Il candidato si cimenti nell’elaborazione di una complessiva e radicale e credibile…”.

… È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala
[Lettera Draghi-Trichet dell’agosto 2011 al Governo Italiano]

Il candidato ha svolto il compito in classe e continuerà a svolgerlo. Anche per il 2018:

Il programma di privatizzazioni continuerà; […] Adottare e attuare rapidamente la legge sulla concorrenza rimasta in sospeso e rimuovere le rimanenti restrizioni alla concorrenza, […] sulle seguenti aree principali: assicurazioni; comunicazioni e poste; energia e ambiente; banche; professioni e farmacie; turismo, cultura e servizi di trasporto.
[Stralcio dal Documento Programmatico di Bilancio 2018]

Con il Documento Programmatico di Bilancio 2018, il Governo si impegna a mantenere un tasso di disoccupazione all’11%, ovvero 3 milioni di disoccupati, favorire lo sviluppo dell’industria export oriented comprimendo i salari e a proseguire le privatizzazioni.

A rimarcare questa strategia di spoliazione degli asset pubblici ci ha pensato anche Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, nel corso di un convegno sulle banche che si è svolto a Bologna il 12 dicembre scorso:

Una qualsiasi azienda che disponesse di attivi e dovesse far fronte a una esposizione debitoria, venderebbe quegli asset per appianare i debiti. Lo stesso deve fare lo Stato, che dispone di proprietà immobiliari per centinaia di miliardi. Li venda e riduca il debito.

… Con un debito pubblico così alto, il paese è limitato nelle sue possibilità di crescita e non può riassorbire la disoccupazione, soprattutto quella giovanile che è drasticamente alta.

Messina usa il falso paradigma dello Stato-Azienda per promuovere l’ennesima campagna di depredazione di beni pubblici, e lo fa con la sottile ma lucida complicità di Padoan. Restare fedele alle prescrizioni dell’Unione europea è la missione del nostro Ministro, anche a dispetto di qualche mal di pancia all’interno del Partito Democratico, dove in pochi vorranno presentarsi agli elettori con un curriculum all’insegna del “lacrime e sangue”.

La crisi dei debiti sovrani, costruita a tavolino, è stato l’espediente per spogliare gli Stati della ricchezza collettiva, che ieri era ricchezza di tutti e domani sarà ricchezza in mano a pochi.

Con pochi politici ad opporsi.

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