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Da Zangheri sindaco dello Stato sociale a Pisapia sindaco dell’austerity

Da Zangheri sindaco dello Stato sociale a Pisapia sindaco dell'austerity

Il 18 febbraio scorso, a Coventry, in UK, l’associazione La Giovane Italia ha organizzato la proiezione del film “Il sindaco professore” e, a seguire, la presentazione del nuovo soggetto politico “Campo Progressista” di Giuliano Pisapia.

La Giovane Italia è un’associazione politica, progressista e riformista, nata nel 2016 e rivolta agli Italiani residenti nel Regno Unito.

“Il sindaco professore” è un film di Mauro Bartoli e Lorenzo K. Stanzani sulla storia di Renato Zangheri, sindaco di Bologna dal 1970 al 1983. Stiamo parlando di anni caratterizzati da una grande mobilitazione sociale, ma anche da importanti interventi dello Stato in economia e a difesa dei diritti dei lavoratori (per esempio lo Statuto dei Lavoratori).

Ancora oggi è riconosciuto a Zangheri il merito di aver saputo gestire alcune situazioni particolarmente drammatiche come la strage del treno Italicus, l’uccisione di Francesco Lorusso e altre stragi, ma anche il merito di aver valorizzato gli interventi pubblici a favore dello sviluppo e dell’ammodernamento di Bologna. Sono gli anni della spesa in deficit, grazie alla quale vengono incrementati i servizi ai cittadini. Il film si chiude con una frase di Zangheri che segna la profonda distanza tra quel modello politico e l’attuale: lavorare nell’interesse dell’umanità.

L’intervento di Giuliano Pisapia è iniziato con l’accusa contro l’elevatissimo deficit dell’Italia, presentato come uno dei principali problemi italiani.

Ha altresì spiegato come sia riuscito, da sindaco di Milano, a ridurre gli sprechi del Comune, ad esempio facendo in modo che i consiglieri si pagassero da sé i biglietti per gli spettacoli al Teatro La Scala.

Pisapia ha presentato Campo Progressista, presentandolo non come un partito ma come una speranza (anche se non si è capito verso cosa): un nuovo soggetto politico che dovrebbe riunire le anime progressiste del Paese con l’obiettivo di farlo ripartire.

Gli organizzatori hanno aperto lo spazio alle domande del pubblico e io sono intervenuta.

Ho sottolineato la metamorfosi della Sinistra, da quella che aveva a cuore lo Stato sociale e i diritti dei lavoratori, come quella di Zangheri, ad una Sinistra orwelliana, che invece si è resa corresponsabile dello smantellamento dello Stato sociale e della disoccupazione. Le parole di Zangheri “lavorare nell’interesse dell’umanità” oggi lasciano lo spazio al “lavorare nell’interesse dei mercati finanziari”.

Ho spiegato che prima di parlare di “deficit eccessivo” è necessario spiegare cosa sia il deficit, affinché le persone non siano ingannate da politici in malafede. Il deficit è la ricchezza dei cittadini. È ciò che resta alle famiglie e alle aziende dopo aver pagato le tasse: sono le case costruite dai nostri genitori e dai nostri nonni, le scuole, gli ospedali, tutte quelle risorse che rendono un Paese più vivibile, più civile e più democratico. Per dare un esempio concreto dei benefici del deficit a chi mi ascoltava, ho spiegato come lo Stato che spende 100 (e quindi versa 100 soldi nel settore privato) e tassa 80 (cioè preleva 80) lascia al settore privato 20 soldi che, nel libro contabile dello Stato, vengono registrati come deficit, ma che altro non sono che il risparmio netto del settore privato.

Il deficit viene calcolato di anno in anno e la somma dei deficit concorre a creare il famigerato debito pubblico. Ho denunciato le politiche che mirano a ridurre il deficit perché vanno lette come politiche che mirano ad impoverirci.

Ho anche aggiunto che la crisi e la disoccupazione non sono fenomeni naturali, come invece lo sono la pioggia o il vento, ma precise scelte politiche. Mantenere un tasso di disoccupazione strutturale all’11% è una precisa scelta politica.

Da un politico che si dice progressista mi sarei aspettata parole diverse, e soprattutto una ferma condanna alle politiche di austerità che hanno condannato tanti giovani, come me, ad emigrare all’estero. Questo è il vero problema.

Il moderatore dell’evento, Fabio Cavalera, corrispondente da Londra del Corriere della Sera, ha replicato che non si poteva dire che Pisapia fosse favorevole alle politiche di austerità.

L’ex sindaco di Milano ha affermato che le cose sono cambiate dai tempi di Zangheri a oggi e che non si può ignorare il problema del debito pubblico, sul quale lo Stato deve pagare 80 mld di euro di interessi l’anno. Mi ha poi chiesto cosa proponevo nel concreto e nell’immediato per rilanciare l’economia.

La mia risposta è stata chiara: il limite del 3% di deficit è una follia priva di qualsiasi fondamento scientifico. È invece necessario aumentare la spesa in deficit ad almeno l’8%. Lo Stato inoltre dovrebbe finanziare Piani di Lavoro Transitorio, ovvero programmi d’impiego in tutti quei settori in cui il privato non ha interesse ad investire, come la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio. L’emergenza delle terre terremotate è davanti a noi. Ci sono tante cose da fare, talmente tante da poter garantire un impiego a tutte le persone in cerca di un’occupazione. Ho poi sottolineato come questo tipo di programma possa risultare utile anche ai fini di controllare l’inflazione, tema particolarmente caro a Bruxelles. Ho spiegato che l’inflazione non è un problema che spaventa i lavoratori (i cui salari e stipendi verrebbero indicizzati) ma piuttosto i mercati finanziari, le cui rendite finanziarie sarebbero erose. È possibile avere piena occupazione e bassa inflazione. I Piani di Lavoro Transitorio rappresentano anche una misura a tutela dei diritti e dei salari dei lavoratori (leggere qui per approfondimenti sui PLT).

Non nascondo che mi sarei aspettata da parte di Pisapia maggiore interesse; invece si è limitato a dirmi che ci sarebbe voluto troppo tempo per realizzare qualcosa di quel tipo. Nell’immediato, invece, secondo lui, una misura concreta è rappresentata dalla lotta all’evasione fiscale, vantandosi di aver recuperato a Milano 2 milioni di euro.

Non poteva che concludere l’intervento mettendo in guardia dai pericolosi populismi che si stavano diffondendo, i quali vedono nell’Europa la principale causa dei problemi del Paese.

Non mi è stata data la possibilità di replicare nuovamente. Nelle intenzioni degli organizzatori, doveva essere un semplice evento pro-Pisapia e pro-Europa. Il dibattito e l’approfondimento sono visti come pericoli.

Peccato, avrei voluto dire altre cose, per esempio chiedergli se quei 2 milioni di euro fossero serviti a creare anche un solo posto di lavoro in più. Ovviamente no.

La lotta all’evasione non è altro che un’altra misura di austerity. Ebbene sì. E sa perché? Perché contrariamente a quanto l’Italiano medio pensa, le tasse NON finanziano la spesa pubblica, ma è semmai il contrario: lo Stato prima spende e solo successivamente raccoglie i tributi. I soldi con cui i cittadini pagano i tributi possono arrivare solo per mezzo della spesa pubblica dello Stato. Nessun privato può creare moneta da sé. Quindi lo Stato spende e poi drena liquidità dal sistema attraverso le tasse, che hanno 3 principali funzioni:

  1. Imporre l’uso della valuta. Se infatti non ci fossero tributi da pagare a livello nazionale, che tutti sono obbligati a pagare con la moneta avente corso legale in quello Stato, nessuno sarebbe portato a procurarsi la moneta nazionale, ma probabilmente esisterebbero tante monete locali.
  2. Drenare liquidità dal sistema al fine di monitorare l’inflazione. Se l’economia corre troppo, il Governo può ridurre il tasso d’inflazione attraverso l’aumento della pressione fiscale; viceversa, se l’economia è stagnante il Governo può ridurre la pressione fiscale per dare ossigeno all’economia.
  3. Disincentivare certe attività. Ad esempio lo Stato può aumentare la pressione fiscale sulla produzione di alcol.

Non esiste alcun forziere in cui vengono immagazzinati i tributi dei cittadini in vista di essere spesi per qualche obiettivo. I soldi dei tributi sono semplicemente soldi che escono dal sistema economico e non vi fanno più ritorno. Quindi la lotta all’evasione, che può essere giusta dal punto di vista etico e morale, in realtà, dal punto di vista economico non fa altro che peggiorare la situazione: sono soldi in più che escono dal sistema economico e non vi fanno più ritorno.

Contrariamente a quanto si pensa, i soldi dell’evasione fiscale, come le maggiori entrate fiscali, non possono essere spesi. Il risparmio dello Stato non è come il risparmio del privato: il risparmio dello Stato si traduce semplicemente nella non-spesa.

Ma probabilmente questi concetti non sono chiari né a Cavalera né a Pisapia, esponenti di un Campo “Progressista” che di progressista ha ben poco. Avrebbe più senso chiamarlo piuttosto “Campo conservatore”, “Campo oscurantista” o semplicemente “Campo incolto”. Di questo si tratta.

2 Commenti

  • Tutto amaramente vero… ricordiamoci però che quello detto sopra è tutto vero se torniamo a una moneta “sovrana” . Quindi abbandoniamo l’euro così come lo conosciamo adesso altrimenti il debito pubblico è e e rimarrà sempre un problema concreto

  • Oggi, quasi tutta la sinistra (certamente tutti i progressisti) “paga/no” le scelte della sinistra storica nei ’70 e ’80, PCI in testa: quella di avere abbandonato la identità di classe (operaia e classi ad essa alleate) a favore delle componenti espressione delle “diversità sociali” emergenti (sessuali, ambientaliste,femministe etc.), tendenzialmente radicaleggianti e di ispirazione borghese, senza tenere conto che queste potevano convivere nella saldatura di una nuova alleanza con le classi alternative per elezione; poi anche quella di avere contribuito a “svuotare” i luoghi della politica -sindacati, partiti e istituzioni- delle loro funzioni peculiari (scelte politiche e sociali e selezione delle classi dirigenti in corrispondenza delle rispettive referenze sociali. – A. Gramsci “I partiti sono la nomenclatura delle classi sociali”-). Ciò ha svuotato la sinistra e i “progressisti” di consapevolezza di identità di classe e del relativo carico di valori e contenuti popolari. Ciò ha favorito l’emergere del potere ultrafinanziario e della “centralità dei mercati” sulla spinta della scuola di Chicago, con le conseguenti scelte – a caduta – dell’UE e dell’Euro. Perciò Pisapia che è espressione di quella cultura, parla dello Stato (e dei Comuni) valutandoli come entità asettiche, private di valori, di contenuti e di indirizzi popolari. Perciò oggettivamente prigionieri delle logiche amministrativiste che ispirano “il pareggio del bilancio” e la lotta ad ogni forma di deficit. Pisapia, come la maggior parte dei “progressisti”, quasi tutti, al di là di un generico richiamo ai valori della sinistra e cioè del progresso e della emancipazione, è portatore di una cultura neoliberista, neomercantilista e neoconservatrice. In particolare, quando si tratta di mettere in discussione l’appartenenza all’UE e l’adesione all’Euro ai “progressisti” di casa nostra viene l’orticaria, perché ormai sono completamente immersi nelle logiche di potere di questa UE ingiusta, disumana, opprimente e negatrice di ogni valore di libertà e di giustizia. Non ne hanno ne la volontà ne la forza. Samuele Anselmo

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