Il Servizio

Come dovrebbe essere una buona economia

Vorrei parlare brevemente di che cosa sia una “buona economia”, perché è trascorso tanto tempo da quando noi abbiamo avuto una “buona economia”. Dovreste avere almeno la mia età per averne memoria.
In una buona economia, le imprese entrano in competizione tra di loro per assumere le persone. C’è carenza di persone disponibili a lavorare. Tutti vogliono assumervi. Vi formano, costi quel che costi.

Assumono studenti ancor prima che terminino il corso degli studi. Potete cambiare lavoro se volete, perché altre attività produttive cercano di assumervi. È così che dovrebbe essere l’economia, ma ora tutto è capovolto. Per un motivo – su cui tornerò – il deficit di bilancio dello Stato è troppo piccolo.

Non appena cominciarono a imporre limiti sui deficit di bilancio, molti anni fa, ci siamo trasformati dall’essere una buona economia, in cui le persone erano la cosa più importante, in ciò che io chiamo il “crimine contro l’Umanità” che abbiamo oggi…

Così, ciò che dovete fare è porre come obiettivo la piena occupazione, in quanto è il tipo di economia in cui chiunque vuole vivere. E la dimensione giusta del deficit è quella che corrisponde alla piena occupazione.

 

Estratto dell’intervento di Warren Mosler nella conferenza “Oltre L’Euro: La Sinistra. La Crisi. L’Alternativa.”, 11 gennaio 2014, Chianciano

Originale pubblicato il 28 gennaio 2014

Warren Mosler riceverà il 18 Maggio 2014 la Laurea Honoris causa in Scienze Umane conferita dalla “Franklin University” (Lugano, Svizzera) come riconoscimento alla sua leadership nel campo dell’Economia.

15 Commenti

  • Non vorrei essere decostruttivo, ma in questo commento posso giusto lasciare una riflessione critica sulla piena occupazione. Massimizzare la produzione è un obiettivo implicito nella piena occupazione e non credo che tutti vogliano un’economia del genere; in particolare, coloro che sono preoccupati dall’eccessivo sfruttamento delle risorse ambientali. È vero che il PIL può crescere, anche senza avvalersi della produzione materiale (già quella attuale andrebbe assai contenuta), ma basandosi su servizi intellettuali e beni virtuali, però si va incontro ad altri problemi.

    Gli umani non hanno bisogno di fare ogni cosa possibile, anzi, forse siamo in tempi in cui dovremmo riscoprire ciò che ci rende felici e semplificare la vita, che mediamente ha un impatto energetico, di risorse e inquinante insostenibile. La crescente disoccupazione non è solo per le ristrettezze finanziarie, connesse a forti squilibri della ricchezza alimentati dal debito pubblico e in generale dalle maggiori possibilità di guadagno di chi possiede grandi capitali, rispetto a chi li ha modesti o non ne ha affatto. La disoccupazione dipende anche dalla saturazione del mercato globale, dall’iper efficienza raggiunta grazie all’automatizzazione (robotica e informatica) che certamente continuerà a progredire (ovvero piú produzione e maggiore complessità gestita, ma meno lavoratori per seguire tutto ciò; sono temi che riguardano il cosiddetto “post fordismo”).

    Un contesto di innumerevoli aziende vogliose di assumere può benissimo restare semplice immaginazione. In periodi di grandi prospettive di crescita, come è accaduto in passato, può funzionare, ma si consideri quanti prodotti e servizi, ad ogni prezzo, già ci sono sul mercato. È semplicemente difficile immaginare cos’altro vendere, l’offerta è estremamente completa. Molti buoni posti di lavoro in Italia sono ereditati da figli di famiglie che hanno una loro azienda presente sul mercato. Inserirsi era già difficile e lo sarà sempre di piú. Sono consapevole delle gravi ristrettezze di reddito che se mitigate farebbero crescere il PIL e darebbero respiro alle imprese. Non nego questo grave problema, frutto di scelte politiche deleterie, ma non basta risolvere questo punto per tornare ad un’economia “classica” senza problemi.

    Inoltre, “la dimensione giusta del deficit è quella che corrisponde alla piena occupazione” ? Se le persone non si inseriscono nel mercato, possiamo inserirle in posti statali, senza porre un limite al deficit, cosí raggiungeremmo la piena occupazione… MA, ciò che la spesa pubblica finanzia non sono attività che generano compravendite, altrimenti ci avrebbe pensato il mercato, dunque si dovrà creare nuova moneta oppure avvalersi delle imposte.

    So che la MMT non ricorrerebbe alle imposte, ma immetterebbe principalmente nuova moneta fiduciosa che il PIL cresca e la moneta non si svaluti. Però, non è solo la carenza di soldi che non fa crescere il PIL, ma le altre problematiche menzionate: saturazione del mercato, offerta molto completa, automatizzazione e meno bisogno di mano d’opera, a cui si aggiungono limiti ambientali ancora troppo ignorati e la crescita demografica (cosa facciamo fare a sempre piú persone? e come reggerà l’ambiente tutto questo…? e se è facile avere un reddito e ci si riproduce di piú, cosa accadrà?). Quindi la fiducia che il PIL cresca e che l’immissione di moneta non avvii una spirale di svalutazione è un punto decisamente controverso e fragile. Sicuramente potrà durare un periodo, visto che ora c’è carenza di soldi, ma certamente il PIL diventerà costante (non può crescere per sempre) e quando accadrà, solo le imposte fiscali potranno finanziare la spesa pubblica, altrimenti saremo in una situazione di progressiva e non frenabile svalutazione.

    Concludo dicendo che finché si cresce si può immettere nuova moneta, quando non si cresce (e siamo in un periodo che l’espansione non è piú fattibile, giusto marginalmente) allora sono le imposte fiscali che devono finanziare lo Stato. La MMT sembra voler vedere solo la fase di crescita, invece dovrebbe focalizzarsi meglio su un modello di economia stabile, altrimenti non funzionerà, specie nel periodo attuale.

    • Ciao Silvan
      In riferimento al tuo commento ti propongo alcune considerazioni.
      Innanzitutto non è per nulla corretto il tuo presupposto “Massimizzare la produzione è un obiettivo implicito nella piena occupazione” che non puoi assolutamente attribuire alla scuola delle MMT per cui quanto ne consegue nel tuo ragionamento vale per quel presupposto che nulla ha a che vedere con la MMT. Quando la MMT parla di piena occupazione si intende la capacità che uno Stato ha con la sua moneta di permettere a tutti i cittadini che lo desiderano di esprimere la loro capacità lavorativa per creare servizi e beni che migliorino il benessere di tutti.
      Pertanto se ti muovi con questo presupposto ti rendi immediatamente conto che siamo di fronte ad un universo di attività e servizi che mai possono arrivare alla saturazione ( scuola, università, sport, ricerca, energie alternative, bonifiche, ambiente ..etc..etc..).
      Inoltre è sempre necessario distinguere tra come funziona un sistema monetario dall’uso che la politica intende farne ed a vantaggio di chi. E in questo caso è chiaro che il problema non è mai lo strumento ma chi lo utilizza. Infine deve essere chiaro che non si può mai intendere che la piena occupazione di per sé esaurisca e risolva ogni problematica economica, nessun economista della MMT lo ha mai affermato e chi lo attribuisce alla MMT o non la conosce oppure è in malafede.
      Silvan, per una conoscenza di base della MMT stiamo ormai da 31 settimane pubblicando i paper di Randall Wray. È uno sforzo titanico che i nostri attivisti hanno intrapreso perché riteniamo un bene comune conoscere cosa è le MMT e per questo motivo viene pubblicato gratuitamente a disposizione di tutti per il futuro di tutti.

      • Comprendo le vostre intenzioni e sono lodevoli, però ci sono alcuni punti fondamentali che non mi convincono. Se puoi indicarmi alcuni articoli in merito, li leggo volentieri.

        Principio 1: la funzione delle tasse è quella di creare il bisogno della valuta, che è emessa dallo Stato in regime di monopolio, e di regolare la domanda aggragata; **non è quella di raccogliere finanziamenti**.

        L’ultima parte, su cui, per esempio, l’economista Bagnai non sarebbe d’accordo (l’ha scritto esplicitamente nel suo blog) è che le imposte non hanno la funzione principale di finanziare la spesa pubblica. Questo può essere parzialmente vero quando l’economia è in crescita, ma ci stiamo avviando verso la necessità di avere un’economia stabile (questo andrebbe meglio argomentato, a parte, e non posso farlo qui, e temo che anche Bagnai trascuri questo punto, ma forse mi sbaglio, non ho letto tutti i suoi libri).

        La stabilità che intendo, consiste nel fare i conti con un PIL che non cresce indefinitivamente, ma raggiunge una sua costanza: ci sono limiti di tempo, limiti di desideri umani, limiti ambientali che portano ad un PIL costante. Solo un mercato in espansione prevede uno scenario diverso, ma l’espansione con il mercato globale sarà sempre meno possibile. È un problema di macroeconomia con cui pochi fanno i conti e poco se ne parla.

        In questo scenario, la spesa pubblica deve essere finanziata dalle imposte fiscali, altrimenti ci si avvia verso la svalutazione (parzialmente le banche centrali stanno già commettendo questo errore, ma fanno ancora peggio, perché i soldi vanno soprattutto alle banche commerciali e a beneficio del mercato finanziario, che rappresenta una fetta enorme del PIL mondiale, e che di fatto tiene in piedi il nostro ormai fragile sistema).

        Ora non ho fatto ricorso al presupposto di “massimizzare la produzione”, che ritengo sia ampiamente presente nella visione della MMT, tanto che la piena occupazione è stata definita come il “massimo motore economico possibile” (sono quasi sinonime le due espressioni). Però, anche tralasciando ciò, resta il problema finanziario legato alla funzione delle imposte. La MMT diverge dalla “visione ortodossa ufficialmente condivisa”, quindi sta sostenendo qualcosa che è fortemente controintuitivo e che, la maggior parte degli economisti, non condivide. Se hai qualche articolo da indicarmi in merito (preferibilmente italiano, ma in alternativa anche inglese), magari potrà apparirmi piú convincente una cosa che al momento mi sembra un errore.

        • Ciao Silvan,
          mi permetto di rispondere per punti, o sarà difficile capirsi.
          1) Guarda che il fatto che la spesa pubblica non può essere finanziata dalle tasse è una realtà incontrovertibile, logica e tecnica, che proviene dal concetto di monopolio della valuta moderna (e con moderna si intende quella degli ultimi 4000 anni almeno, come diceva Keynes: http://www.retemmt.it/mmp-blog-12-moneta-merce-sotto-forma-di-monete-metalliche-metallismo-vs-nominalismo-prima-parte/). La valuta, in quanto credito d’imposta, viene costantemente creata (attraverso la spesa pubblica) e distrutta (con la tassazione): la spesa precede sempre le tasse (vedi lo schema 2 qui: http://www.retemmt.it/wp-content/uploads/2015/07/Volantino4schemi2015_DEF.pdf). Inoltre, se anche l’ammontare della spesa è abbastanza controllabile (e questa è una semplificazione di non poco conto), la consistenza del gettito fiscale assolutamente non lo è, dipendendo da un’enormità di fattori tra cui l’andamento del ciclo economico e la volontà di risparmio privato. Capisci dunque bene che voler imporre un legame numerico tra due flussi logicamente distinti e temporalmente disgiunti perde parecchio di senso (in merito, tanto per non citare fonti solo che provenienti dall’ambiente MMT, posso suggerirti questo paper dell’Agenzia delle Entrate: http://www1.agenziaentrate.gov.it/ufficiostudi/pdf/2007/doc_evafis_circmon.pdf).
          2) Riguardo la crescita continua, pur non potendo chiaramente conoscere ciò che dicono tutti coloro che dicono di proporre la MMT, ti assicuro che “piena occupazione” non significa necessariamente “massima produzione di beni materiali con annesso utilizzo di risorse non rinnovabili”. Non è questo ciò a cui aspiriamo (e lo puoi verificare tu stesso consultando l’enormità di materiale esistente in merito, tra cui questo paper di Forstater: http://www.levyinstitute.org/conferences/summersem2011/Forstater_1.pdf).
          Comprendo e condivido per certi aspetti i tuoi timori, ma temo tu non conosca o fraintenda il nostro approccio: quello che la MMT si propone di fare è massimizzare gli standard di vita della società utilizzando la valuta come uno strumento con cui perseguire l’interesse pubblico (qui è lo stesso Warren Mosler a spiegarlo: https://youtu.be/qlawUco-Hqw?t=3420). L’obiettivo è una vita migliore, non un dato numerico in costante crescita. Insomma: che il Pil vada numericamente dove vuole, il saldo pubblico pure, l’importante è che si stia perseguendo l’interesse pubblico (il che comprende il fatto che tutti abbiano un’occupazione e la sostenibilità ambientale, a meno di voler colonizzare un altro pianeta). Attenzione che anche supporre che in condizioni di piena occupazione il saldo dovrebbe essere in pareggio, come mi pare di leggere tra le righe, è una forzatura: la spesa pubblica dev’essere sempre sufficiente a coprire l’ammontare della tassazione e del desiderio di risparmio del settore privato, che potrebbe essere positivo anche in condizioni di piena occupazione (cioè potrebbe essere necessario un deficit anche in piena occupazione, senza per questo incidere sul livello dei prezzi).
          3) È facile ottenere tutto ciò? Neanche per idea! Uno Stato è guidato da uomini, portatori di interessi estremamente diversi e spesso in contrasto tra di loro. Chi ti dicesse che gli MMTer credono con la sola valuta di poter ottenere un “mondo migliore” mentirebbe. È necessaria una politica degna di questo nome, indispensabile ricostruirla per compiere passi avanti, e spero concordi che una buona politica non può credere alle superstizioni economiche.
          Che piaccia o meno, la valuta è uno strumento intrinsecamente politico, e attualmente viene usata per perseguire fini privati, tra l’altro decisamente lontani dalla sostenibilità ambientale che ci sta a cuore. La stessa presunta indipendenza di una valuta da un controllo politico è in realtà un modo per attuare politiche che, verosimilmente, sarebbero inattuabili in un contesto democratico.
          4) Circa il discorso sulla svalutazione ad opera delle banche centrali, correggimi se sbaglio, suppongo tu ti stia riferendo al QE. Anche su questo punto, attenzione che il QE non “inietta liquidità nell’economia”: è un acquisto di titoli, uno scambio di attività finanziarie di un certo tipo con attività d’altro tipo (riserve bancarie). Si tratta in realtà di una misura deflattiva, perché rimuove dal settore privato il reddito da interesse, e comporterà in futuro un apprezzamento dell’euro rispetto alle altre valute. Insomma, assolutamente l’opposto rispetto all’obiettivo dichiarato e (presumibilmente) perseguito dai banchieri centrali. In merito, ti suggerisco questi due ottimi articoli dei nostri Daniele Busi (http://www.retemmt.it/quantitative-easing-no-grazie/) e Daniele Basciu (http://www.retemmt.it/non-funzionera-neanche-questa-volta/).

          • Grazie Andrea. Al momento, mi limito al punto 1 per non scrivere troppo.

            Mi è chiaro che lo Stato prima emette i soldi e poi li può tassare. Quindi andare in deficit è necessario per partire e per crescere. “In deficit” che, in tal caso, significa “lasciare che ci sia moneta che circoli”. Se Wray sostiene che la moneta merce era, di fatto, già una moneta a corso legale (e che buona parte dei conti erano su registri basati su debiti e crediti ridimensionando il ruolo della moneta metallica) è una rivisitazione storica che possiamo lasciare tra parentesi, e concentrarci su come possiamo ora far funzionare la moneta.

            Quando la moneta circola, salvo ampia possibilità di crescita (oggi seriamente discutibile), non può circolare sempre di piú (per flessibilità possiamo giusto tollerare un piccolo margine). Quindi anche se le imposte non recupereranno *mai* tutta la moneta in circolazione (sarebbe folle) e per di piú si applicano *dopo* che c’è stata immissione di soldi: si deve comunque raggiungere un equilibrio tra *nuovi* soldi immessi e ripresi con le imposte. Quando? Quando il PIL (indice dell’uso stesso della moneta) inizia a stabilizzarsi (senza essere rigidissimi, è chiaro che c’è un margine di flessibilità). So che quanto ho appena detto è contrario allo schema sul volantino, ma quello schema è una dinamica che vale solo mentre si cresce (+stipendio +consumi +PIL +lavoro, +stipendio +consumi +PIL +lavoro, e cosí via… ci sarà un massimo dove la “scalata” non può proseguire).

            Preciso anche che immettere dei soldi per poi riprenderli, può apparire senza senso. Il senso è dato dall’intervento equilibratore dello Stato, che dovrebbe prendere i soldi dove “maggiormente si sono accumulati” e ridistribuirli con la spesa pubblica. Praticamente non lasciare il mercato a se stesso, perché porterebbe a squilibri gravi e insanabili togliendo ogni concetto di solidarietà sociale. Non si deve nemmeno esagerare a ridistribuire forzatamente la ricchezza (con le cosidette *imposte*) perché se arriviamo a livellare troppo redditi e capitali, non rendiamo piú giustizia a chi si merita di guadagnare di piú per le sue meritevoli imprese (sarebbe simile al comunismo storico). Lo dico per chiarezza sulla funzione di immissione di soldi e imposte, nessuna critica alla MMT in questo paragrafo.

            Passando al documento sull’evasione fiscale, credo che era utile per approfondire il circuitismo, che include la necessità di iniziare col deficit per far partire la produzione e descrive il circolo di denaro dal prestito delle banche fino alla sua restituzione (con varie formulazioni, ma l’intento di fondo è condiviso). E per mettere in luce che le imprese devono ricevere piú soldi dallo Stato di quelli che restituiscono con le imposte. E per illustrare alcune dinamiche sul risparmio che non consentono di stabilire in modo preciso e prevedibile il finanziamento tramite gettito fiscale.

            Se usiamo un modello che idealmente parte da un “inizio”, in cui non c’è moneta, né c’è produzione e dobbiamo avviare entrambe, chiaramente stiamo assumendo che l’intervento dello Stato è in vista di una notevole crescita. Per forza dovrà immettere molti piú soldi di quelli che riprende; anzi, sempre idealmente parlando, potrebbe non riprenderli affatto, ma continuare ad immetterli immaginando uno Stato che si espande e costruisce e produce sempre piú. Lo sforzo del circuitismo è descrivere, una volta compiuto un “atto di creazione della moneta” come questa passa dalle banche, alle imprese, ai lavoratori, ai risparmi, allo Stato e che la somma totale sia pari alla moneta immessa inizialmente. Ma non possiamo prevedere, come del resto si dice, quanto gettito fiscale ci sarà, quanto finirà sui risparmi, ecc. Il documento argomenta che l’evasione fiscale può ricevere la valenza positiva di un deficit, date certe condizioni.

            In merito al risparmio, in linea con la MMT, sono consapevole che se il denaro non viene fatto circolare (non viene speso), si contribuisce alla percezione di *scarsità della moneta*. Quindi è possibile immetterne di nuova (piú deficit e non piú imposte) senza che questo porterà ad un aumento dei prezzi (inflazione). Però, ritengo che si contribuirà alla svalutazione rispetto alle altre monete, anche se non all’inflazione. Per l’appunto, in uno scenario dove aumenta significativamente il risparmio, diminuirà o sarà contenuto significativamente il PIL (considero che i risparmi non vengano investiti in borsa, e che non ci sia una tale crescita da aumentare sia PIL che risparmi).

            Il PIL per me è un indice di utilizzo della moneta, non certo un indice di benessere, né un obiettivo (in linea con la MMT). Però, non si può lasciare che “vada dove vuole” perché l’intento del deficit è “soddisfare il bisogno di moneta”, c’è una giusta misura che cambia col tempo e occorre cercare di seguirla (soddisfarla), ma non va né “strozzata” come ora, né esagerata. È in risposta a questo bisogno di moneta, che una volta raggiunto, si deve indicativamente “distruggere soldi” tanto quanti ne vengono “creati”. Visto diversamente: **spostarli**: in un sistema che ha raggiunto il buon funzionamento con la moneta che c’è, va solo regolata la sua distribuzione.

            Al di là del risparmio, che crea complicazioni sul gettito fiscale e può essere meglio andare in deficit; resta un piú controverso fatto sul deficit: “la dimensione giusta del deficit è quella che corrisponde alla piena occupazione”. Ho letto che tutti i lavoratori che il mercato non riesce ad assorbire riceverebbero posti statali. Se per qualche ragione industriale, di automatizzazione, di multinazionali che competono cosí tanto sui prezzi da togliere senso a tante piccole e medie imprese, o altri motivi, la disoccupazione resta comunque alta. Allora, dare un lavoro statale ai disoccupati (mi chiedo anche con che stipendi, e se part time o full time…) può comportare una **notevole** crescita del deficit non coperto da imposte. Questo è il punto piú critico nella libertà che la MMT si prende nel far crescere il deficit, senza preoccuparsi del PIL e senza farlo provenire dalle imposte.

            Finché si cresce la MMT finanziariamente funziona, poi si arriva a situazioni imprevedibili con il sostentamento dei posti statali creati, l’effettiva capacità del mercato di assorbire lavoratori, un PIL sempre piú costante (per ragioni che non dipendono dalla MMT), un gettito fiscale ben inferiore a quanto si è avviato col deficit, un deficit crescente verso la svalutazione. Mi spiace, ma continuo a vedere ancora questo scenario, in merito al punto 1. Se proprio non si è d’accordo (in economia ci sono tante posizioni divergenti) solo un esperimento empirico potrebbe *stabilire* come va a finire.

            • Ciao Silvio, questa volta risponderò punto per punto, ma è il caso in futuro che non scriviamo più singoli commenti così lunghi e su tanti temi perché richiedono molto tempo e sono, soprattutto, troppo dispersivi.
              ** Mi è chiaro che lo Stato prima emette i soldi […] moneta che circoli”.
              Mmm attenzione: il saldo pubblico è un flusso e si riferisce dunque ad uno specifico arco temporale (tipicamente un anno). Quindi, anche se il saldo pubblico nel corso di un anno fosse in pareggio, capisci bene che la valuta emessa e poi ritirata nel corso dell’anno sarebbe cmq circolata. E sarebbe circolata accanto, potenzialmente, a quella lasciata al settore privato nel corso degli anni precedenti e alla moneta privata (es. depositi bancari). Dunque no, per “lasciare che ci sia moneta che circoli” il deficit (come comunemente inteso) non è necessario.
              ** Se Wray sostiene che la moneta merce […] funzionare la moneta.
              Come vuoi, accantoniamolo.
              ** Quando la moneta circola […] la “scalata” non può proseguire).
              Senti, darei per scontata la necessità di rendere compatibili l’attività economica con le risorse disponibili, l’ambiente e lo stile di vita desiderato; obiettivi primari, critici e affatto scontati, che però in una democrazia sono oggetto della politica, e non me ne occuperò dunque qui.
              Prova un attimo a trascurare il Pil e a guardare solo ai termini reali.
              Sotto la premessa precedente, spero tu concordi che la condizione ottimale è la piena occupazione, cioè lo stato in cui la produzione di beni e servizi è “al massimo” (ripeto, nel rispetto dei vincoli di cui sopra) e in cui tutti, avendo a disposizione un reddito, possono avvantaggiarsene.
              Lo Stato dovrebbe porsi la domanda: c’è piena occupazione? Se si, la spesa complessiva è adeguata ed un suo aumento porterebbe ad inflazione dei prezzi (stessa offerta, maggiore domanda). Se no, allora la spesa complessiva non è alta abbastanza da impiegare tutte le risorse disponibili. È la SPESA a determinare l’impiego di risorse economiche, non lo stock di valuta esistente.
              Esiste un limite, come giustamente intuisci, ma è dato dal pieno impiego delle risorse reali (lavoratori in primis), non da un ignoto valore di Pil nominale o stock di valuta. Indice osservabile della “distanza” dall’obiettivo è invece la disoccupazione involontaria, e solo lo Stato può colmare questo gap.
              Occhio poi che, a differenza di quanto sostieni, per mantenere la piena occupazione potrebbe anche richiedersi un deficit persistente: è verosimile che il settore privato voglia comunque continuare a risparmiare parte del proprio reddito, e l’unico a poter fornire risparmio aggregato è lo Stato.
              ** Preciso anche che immettere dei soldi per poi riprenderli […] ridistribuirli con la spesa pubblica.
              No, il senso di tassazione e spesa pubblica è quello di approvvigionare lo Stato dei beni e servizi reali necessari a servire l’interesse pubblico. L’imposizione di una tassa da pagare obbligatoriamente nella valuta di cui lo Stato è monopolista induce nel settore privato il bisogno di approvvigionarsene, rendendolo quindi disponibile a cedervi in cambio risorse reali.
              La scelta di modificare o meno la distribuzione della valuta lasciata al settore privato è politica, non una necessità tecnica.
              ** Praticamente non lasciare il mercato a se stesso […] alla MMT in questo paragrafo.
              Di nuovo, si tratta di scelte politiche: imposte e spesa servono ad approvvigionare lo Stato di beni e servizi reali.
              Poi d’accordissimo sul fatto che sia interesse della società impedire una forte polarizzazione della disponibilità di risorse, ma attenzione che nella realtà dei fatti il semplice accumulo di risparmio finanziario non implica attualmente alcun accantonamento di risorse reali, né un’inevitabile sottrazione di risorse finanziarie all’economia (basterebbe infatti crearne e spenderne una pari quantità). La scelta di lasciare che l’economia soffra di una carenza di risorse finanziarie circolanti, anche se sembra non lo si voglia ammettere, è politica.
              ** Passando al documento sull’evasione fiscale […] pari alla moneta immessa inizialmente.
              Il circuitismo descrive il funzionamento di una moderna economia monetaria di produzione, evidenziando il ruolo della moneta costituita dal credito privato (ed il potere che deriva dall’avervi accesso). Il credito privato *è* infatti una forma di moneta (anche la valuta è credito, ma d’imposta), tipicamente convertibile in valuta su richiesta (o cmq sotto certe condizioni). Attualmente è in realtà LA forma di moneta più diffusa. Ma, a differenza della valuta, l’emissione di moneta privata NON può dar luogo a risparmio aggregato per il settore privato, non può soddisfare tale domanda: per ogni credito esiste un pari debito, e per il credito privato risiedono entrambi nello stesso settore.
              Descrive appunto un’economia monetaria, ma non individua il meccanismo di monetizzazione dell’economia che sta invece al cuore della MMT. Pertanto, per la MMT la tassazione può venire molto ridotta o persino temporaneamente sospesa, ma resta INELIMINABILE pena il crollo del sistema monetario stesso.
              Per il resto, tra MMT e circuitismo ci sono davvero tanti punti in comune, sono per molti aspetti sovrapponibili.
              ** Ma non possiamo prevedere […] anche se non all’inflazione.
              Il prezzo di una valuta rispetto alle altre varia secondo dinamiche di domanda e offerta analoghe a quelle delle merci: la valuta nazionale si apprezzerà rispetto alle altre quando la sua domanda aumenta (o diminuisce la sua offerta), e si deprezzerà in caso contrario. Se poi lo Stato decide di attuare un regime di cambio “fisso” o gestito, allora dovrà intervenire attivamente nei mercati valutari per cercare di mantenerlo entro l’intervallo desiderato. Ma non esiste alcuna relazione immediata tra quantità di valuta a disposizione del settore privato e prezzo della valuta nazionale rispetto alle altre: è la compravendita di valute ad incidere sui prezzi relativi.
              ** Per l’appunto, in uno scenario dove […] sia PIL che risparmi).
              Se aumenta la domanda di risparmio privato e lo Stato non compensa attraverso una spesa in deficit, allora si, il Pil diminuirà. Ma lo Stato può decidere di compensare…
              ** Il PIL per me è un indice […] regolata la sua distribuzione.
              No, l’intento del deficit è quello di soddisfare il DESIDERIO di RISPARMIO finanziario del settore privato. O, se preferisci, compensare con una spesa al netto il calo della domanda aggregata provocato dal desiderio di risparmio.
              La distribuzione è una questione politica (e una preoccupazione condivisibilissima, per quanto mi riguarda).
              ** Al di là del risparmio […] provenire dalle imposte.
              No, la MMT non propone di impiegare i disoccupati in normali “posti statali”. Quelli potrebbero aumentare o diminuire in base a scelte politiche, ma restano una cosa distinta.
              La proposta a cui suppongo tu faccia riferimento è invece quella di istituire in via permanente dei “Piani di Lavoro di Transizione” (PLT, PLG, ELR, JG… stessa cosa, diversi nomi) che accolgano TUTTE le persone che vogliono lavorare e sono in grado di farlo ma non hanno trovato impiego presso il settore privato, assicurando loro un reddito dignitoso (da valutare, ma tanto per dare un ordine di grandezza facciamo l’equivalente di 1000€ al mese attuali) e tutte le garanzie minime desiderate per un posto di lavoro (ambiente lavorativo adeguato, ferie, maternità, ecc.). Il PLT accoglierà indefinitamente questi lavoratori in attesa che possano trovare impiego nel settore privato, il quale per “attirarli” dovrebbe garantire loro condizioni migliori di quelle dei PLT (es. stipendio, benefit, lavoro più stimolante… sono molte le possibilità); gli imprenditori avrebbero però anche l’indiscutibile vantaggio di poter assumere, in un’economia stabilmente in buone condizioni, persone che già dimostrano come minimo di saper lavorare.
              Lo Stato non cercherà MAI di impedire l’uscita dei lavoratori dai PLT (ad es. entrando in competizione con i privati aumentando lo stipendio nei PLT), semplicemente li “accompagnerà nella transizione” verso il settore privato mantenendoli attivi, al lavoro.
              L’ampiezza dei PLT varierà automaticamente in funzione del ciclo economico, peraltro stabilizzandolo: si amplierà nelle fasi di crisi, si svuoterà in quelle di crescita. Insieme ai PLT varierà infatti il saldo pubblico, perché vanno finanziati in deficit.
              ** Finché si cresce la MMT finanziariamente funziona […] *stabilire* come va a finire.
              L’obiettivo non è la continua crescita finanziaria, ma il pieno impiego reale nei termini desiderati. Quanto alle “prove empiriche”, ci sono e si possono trovare nel mondo e nella storia. Ma bisogna stare attenti ai dettagli, e la tipologia di sistema monetario in uso è tra i più fraintesi.
              Seppure certe dinamiche si ripetano, le situazioni imprevedibili e i limiti reali sono ineliminabili, MMT o meno; l’umanità non è materia inerte ma un continuum in evoluzione, non si può pensare di fare esperimenti ripetibili né che le soluzioni adottate in un certo momento e contesto possano riprodursi invariabilmente anche in altri. Si può però adattare l’azione alla situazione che muta, e siccome la sostenibilità finanziaria, per uno Stato sovrano con la propria valuta fiat emessa in regime di monopolio, non è MAI in discussione, la gamma di soluzioni a disposizione è davvero ampia.
              Quello che si può fare allora è comprendere gli strumenti, i problemi che effettivamente sussistono e quelli invece fittizi, frutto di una mancata comprensione o magari di una deliberata e celata scelta per interessi. E in base a ciò agire.

          • Grazie per la pazienza. Credo che se un lettore è molto interessato, trovi utile leggere questi commenti, anche se lunghi (ho cercato di mantenerli leggibili e non esagerati). Il punto 1 è quello finanziario e ho compreso qualcosa di nuovo in seguito ad un tuo intervento Andrea (18 dic 2015 10.01).

            I soldi occorre immetterli finché tutte le risorse disponibili non siano impiegate. Questa è l’indicazione piú innovativa e importante della MMT, nonché quella piú in discussione.

            Avevo il timore (sono autodidatta in economia), che nei confronti di altre valute, un eccesso di immissione di soldi da parte dello Stato, porti alla svalutazione della nostra valuta. Invece, mi dici che è unicamente il rapporto import-export a stabilire il prezzo di una moneta rispetto ad un’altra (ho cercato conferme e le ho trovate; conoscevo questa dinamica, ma non sapevo che era l’unica!). Allora, *finanziariamente* parlando, non c’è il problema della svalutazione come lo immaginavo (l’inflazione eravamo già d’accordo che non fosse un problema).

            È un momento in cui mi sono detto “forse la MMT funziona”, e sarei certo piú contento nel suo scenario rispetto a quello attuale. Poi, sondando con la mente certe implicazioni e conseguenze, sono sopraggiunte problematiche che portano comunque verso la svalutazione.

            Se in Italia ci sono lavoratori ben pagati e tante aziende che ripartono, i prezzi della merce saranno decisamente piú elevati dei mercati dove la competizione “spreme” il piú possibile per abbassare i prezzi. Cina e India (prendo questi due grandi esempi, ce ne sono altri) continuerebbero ad essere preferite per la produzione di elettronica, innumerevoli pezzi che costruiscono quasi tutti i prodotti (giochi, elettrodomestici…). Quindi nascono ben tre problemi seri:

            a) Se l’Italia da sola applica la MMT, aumenterà l’agio finanziario di tutti i suoi lavoratori, ma proprio questo toglierebbe competitività ai prezzi sul mercato globale. Gli altri esportatori, che si comportano in modo immoralmente piú competitivo, anche a danno dei diritti dei lavoratori, avranno prezzi piú bassi e preferibili. Quindi l’export italiano sarebbe fortemente penalizzato (sia produzione che turismo) e si svaluterebbe la nostra valuta (problema che ritorna). Siccome dipendiamo da molti Paesi esteri, andremmo incontro ad enormi difficoltà nel comprare fuori.

            b) I Paesi, come Cina e India, hanno pagato a caro prezzo la loro “crescita economica”: sono molto inquinate. Se in Italia facessimo partire tante industrie, grazie al deficit e ad una politica espansiva, quanto salirebbe il livello di inquinamento e l’intaccamento delle risorse ambientali (estrazione, disboscamento, ecc.) ? Certamente si può dire “lo sviluppo deve essere sostenibile”, ma non è scontato che la sostenibilità sia compatibile con l’apertura di tante nuove aziende.

            Non parliamo ora di ambiente. Questo “grande” punto 1 volevo che fosse solo *finanziario*, quello ambientale è il punto 2. Giustamente dicevi: finanziariamente potremmo agire, e occorre farlo comprendendo gli strumenti e valutando un mercato e una società che mutano continuamente. Nel punto 2 (sarà un prossimo commento) devo sollevare almeno una domanda (sarò breve). Il problema (b) lo si affronta strada facendo, inutile farci teorie sopra, ok (però “va messo nel conto” …e si spera bene).

            c) Per perseguire l’attuazione della MMT, anche se il mercato globale offre prezzi piú bassi, gli italiani dovrebbero comprare in Italia e non fuori (dove spesso la competizione è immorale e i prezzi vantaggiosi). Servirebbe un forte protezionismo, che comunque da solo non basterebbe, a causa del problema (a).

            Se, oltre al protezionismo, ci impegnassimo ad essere fortemente indipendenti (commercialmente parlando), per evitare il problema (a), allora potremmo infine realizzare la MMT. Ma rischiamo una chiusura verso il mondo molto forte (e saremmo mai davvero autonomi?). Credo che **l’unico modo** sia adottare la MMT tutti insieme (come minimo tutta l’Europa, ma forse è necessario anche USA, Russia, Cina, India… insomma tutto il mondo).

            Concludo: *finanziariamente* la MMT può funzionare, ma occorre adottarla tutti insieme. Non ti risulta?

            • Ciao Silvan, mi fa piacere sentire che hai compreso un po’ meglio le nostre posizioni e in parte ti ci ritrovi.
              In questo commento però c’è di nuovo molta carne al fuoco e qualche incoerenza.
              Primo aspetto: il piano reale. Per inquadrare meglio la situazione, mettiamo in campo l’approccio MMT ai rapporti con l’estero, altro elemento distintivo. In realtà vedrai che in fin dei conti risponde davvero al buon senso; ma, se si va a scavare un po’, si scopre che è noto da tempo… (vedi intro della “Ricchezza delle Nazioni” di Adam Smith).
              A quanto ammonta la ricchezza reale di un Paese? A quanto si produce internamente, più quanto si importa, meno quanto si esporta. Le esportazioni sono un costo reale: beni e servizi che produciamo e di cui ci priviamo per cederli all’estero; le importazioni sono viceversa un beneficio reale, perché qualcuno all’estero le ha prodotte e ne godremo noi. Per approfondire, ti rimando a quest’ottimo articolo del nostro Daniele Busi: http://www.retemmt.it/lexport-secondo-la-modern-money-theory/.
              Sul piano reale, quindi, un deficit delle partite correnti è un VANTAGGIO. Certo, significa che i residenti all’estero hanno accumulato valuta nazionale, ma se lo Stato fa l’interesse pubblico e compensa spendendo in deficit quanto necessario, non ci saranno ricadute negative sull’occupazione.
              C’è dunque necessità di scoraggiare le importazioni, imporre protezionismo, ecc.? No, almeno non per ragioni economiche/occupazionali; ma si potrebbe sempre decidere di applicare restrizioni per altri motivi (qualitativi, etici, politici, strategici, ecc.). Scusa eh, ma se dall’estero ti mandano beni e servizi a prezzi stracciati, si spremono pur di riuscire quasi a regalarteli, ha senso rifiutarli? Non conviene piuttosto orientare la propria forza lavoro su ciò che dall’estero non si può ottenere (non tutti i prodotti sono esportabili, pensa ad esempio ai servizi alla persona) o su ciò che è strategico mantenere entro i confini (es. armamenti, produzioni ad alto valore aggiunto, tecnologia, ricerca scientifica, brevetti, ecc.)?
              Farei poi notare che l’accumulo estero di valuta significa semplicemente che i non residenti avranno ottenuto un credito che consentirà loro in futuro di acquistare produzione nazionale… solo da venditori disponibili, alle loro condizioni e ai loro prezzi! Insomma, un “valore” non proprio ben definito. Tanto per sottolineare, insomma, quanto sia illogica a livello nazionale una politica votata all’export netto (specie in regime di valute fiat).
              Secondo aspetto: i tassi di cambio. Le esportazioni favoriscono l’apprezzamento della valuta nazionale, perché gli acquirenti esteri hanno necessità di procurarsela per comprare la produzione locale. Viceversa le importazioni spingono la valuta nazionale a deprezzarsi. Il deprezzamento della valuta AUMENTA la competitività in campo internazionale, FAVORISCE le esportazioni (ti suona familiare “svalutazione competitiva”?) e SFAVORISCE le importazioni; ma, per ciò che abbiamo detto prima, capisci bene che ciò non è nell’interesse nazionale. Il contrario accade con l’apprezzamento della valuta, che è dunque in linea con l’interesse pubblico.
              Da questa dinamica, dovresti anche intuire che in realtà il regime di cambi fluttuanti fa tendere il saldo delle partite correnti all’equilibrio: più si importa, più sarà difficile importare a causa di un deprezzamento della valuta; più si esporta, più sarà difficile esportare a causa di un apprezzamento della valuta.
              Tra l’altro: ti farei notare che in passato l’Italia aveva “necessità” di fare (volontariamente… sigh!) “svalutazioni competitive” perché… a causa della nostra capacità di esportare, la Lira si apprezzava troppo! Capisci ora? Manovre del genere non servono l’interesse nazionale, ma quello degli esportatori.

          • In merito al punto 2, “la questione ambientale”, del commento di Andrea (8 dic 2015 20.03)

            Conoscevo i Programmi di Lavoro Garantito (PLG), ma non a fondo, e il documento di M. Forstater sui Green Jobs mi ha fatto comprendere la lungimiranza e l’utilità della loro esistenza. Praticamente molti interventi finalizzati alla sostenibilità (che per le aziende, da sole, sarebbero un costo) vengono “scaricati” sullo Stato, ma con una doppia utilità: (a) da una parte si dà un lavoro a tutti, dunque stipendi (piú bassi di quelli del mercato, per rendere i PLG meno attraenti del mercato), cosí la gente può spendere e le aziende vendono meglio; (b) d’altra parte non si lascia che la “sostenibilità” incida sui prezzi, facendo perdere competitività alle aziende, proprio perché è lo Stato che sostiene il costo; inoltre, i consumi delle aziende spesso diminuiranno dopo questi interventi, migliorando il loro bilancio.

            C’è una domanda molto spinosa, che non si può ignorare. Ammettiamo che tutto funzioni bene, il mercato prospera, lo Stato interviene in modo strategico, tutela la cultura, salvaguarda l’ambiente, la gente ha i soldi… In uno scenario cosí roseo la popolazione si riproduce di piú e spensieratamente. Il benessere incentiva l’aumento demografico.

            Purtroppo, l’individuo non ha il punto di vista collettivo per capire come regolarsi. Per di piú, tende a riprodursi anche quando vive in condizioni pesanti. Nonostante guerre, squilibri e grandi problemi, tendenzialmente la popolazione è sempre in crescita. Se realizziamo un diffuso e garantito benessere, c’è il rischio di farla esplodere la crescita demografica. Quindi sarebbe necessario essere consapevoli delle responsabilità del benessere (per esempio: mantenere la giusta misura in tutto). Purtroppo, per quanto ho potuto conoscere, pare che solo la ristrettezza finanziaria, i costi (e nemmeno sempre), portano alla scelta di limitarsi nel fare figli. E tolto il freno finanziario che succede?

            Detto questo, se la popolazione aumenta, aumentano tutta una serie di costi energetici, alimentari (terreni, animali…), produttivi in senso materiale (case, automobili, elettrodomestici…), ecc. La sostenibilità entrerebbe in crisi, anche con il buon intento dei PLG. Dunque, servirebbe qualche misura da parte dello Stato per contenere il livello demografico. Che misure prendere? Imposte fiscali mensili per ogni figlio dopo il primo o massimo il secondo? (praticamente un malus invece di un bonus?). È un argomento eticamente difficile da trattare a livello popolare, c’è anche un sicuro attrito sul versante culturale-religioso. Però, non può essere lasciato tra parentesi, visto che garantiremmo il benessere finanziario.

            • Ammetto di non essere affatto esperto sul punto che sollevi, indubbiamente importante.
              Tuttavia, ti invito a fare tu stesso qualche ricerca, perché seppur la logica suggerirebbe la relazione che descrivi (e non sei certo il solo), i dati disponibili sembrano dimostrare l’esatto opposto: lo sviluppo economico porta ad una diminuzione della natalità.
              Un paio di link (in inglese) che mostrano questo fatto:
              https://en.wikipedia.org/wiki/Demographic-economic_paradox
              http://www.economist.com/node/14164483
              Ripeto, non ho grandi conoscenze in questo campo né al momento tempo per approfondire (purtroppo), ma i dati sembrano abbastanza evidenti.

          • Riguardo il punto 3, “la questione politica”, del commento di Andrea (8 dic 2015 20.03).

            Ammesso, che sia una buona idea applicare la MMT e che lo si possa fare indipendentemente dal resto dell’Europa. Dalla teoria alla pratica può accadere di tutto, il contesto specifico che si configura di anno in anno muta, serve una squadra di esperti che credono nella MMT e compiano i giusti passi in risposta ai cambiamenti; anche la politica economica deve essere portata avanti da persone che assecondano la nuova linea di azione.

            Serve un partito serio e ben strutturato che porti avanti questo discorso, oppure serve un partito esistente che lo faccia suo. Purtroppo, quasi tutti quelli esistenti sono intrecciati con gli interessi di grandi aziende che hanno finanziato campagne politiche, o peggio influenze di grandi banche private, multinazionali, sostenitori di un liberismo frenato (meno Stato, piú privati). La politica solo marginalmente ha fatto gli interessi dei cittadini negli ultimi decenni: è degenerata sempre piú.

            Riguardo persone che fondino nuovi partiti, non c’è la libertà di farlo, perché tutti devono avere un lavoro per vivere e il tempo e le energie rimanenti per questo non bastano. Molti giovani preferiscono andare all’estero (menti e forze che vanno altrove), persino una parte di pensionati va altrove… Chi si occuperà di una simile impresa? quanti volontari gratuitamente dovranno organizzarsi, studiare, e chi li manterrà in vita con un reddito nel frattempo?

            È veramente difficile (oserei dire eroico) realizzare un partito politico onesto, competente, ben strutturato, democratico e, ammesso di riuscirci, occorre sperare che sia **votato dai cittadini**, che purtroppo sono ampiamente ignoranti sui temi finanziari ed economici; la massa (non intendo screditare nessuno, ma devo anche essere realista) risponde ai “temi caldi” (es. immigrazione, terrorismo, avversione verso una nuova imposta, ecc.), non ha tempo, né voglia di riflettere a fondo su argomenti complessi e questo guasta la qualità delle scelte democratiche.

            Dunque, possiamo anche avere una buona teoria, ma se mancano i politici e gli esperti che la mettono in pratica rimane sulla carta. Quali piani o speranze ha la Rete MMT per influenzare la politica?

            • Una scienza medica avanzata è uno strumento potentissimo ed inestimabile, eppure inutile senza i medici che la conoscono e praticano. Ma la conoscenza medica non può garantire la disponibilità di buoni medici.
              Silvan, la MMT non è un partito politico né, per scelta, lo è Rete MMT.
              Ma t’invito a riflettere su un punto: com’è che “l’austerità” sta vincendo, pur non esistendo un vero “partito dell’austerità”? L’arma vincente è stato il sapiente, costante e potentissimo lavoro di persone ed organizzazioni che dietro le quinte hanno influenzato abbastanza centri d’imputazione d’interessi.
              Noi abbiamo scelto di studiare la MMT al meglio delle nostre possibilità, proporla trasversalmente in maniera comprensibile, sviluppare ad ogni livello (politica inclusa, d’ogni rango e schieramento) occasioni per farla conoscere insieme alle sue indicazioni, formare persone in modo serio, fare rete con chi ha obiettivi analoghi ai nostri. Puoi leggere tu stesso sul sito quanti e quali incontri sono stati realizzati in due soli anni di vita associativa, e molti non sono neppure riportati (spoiler: qualche info in più sarà visibile a breve). Ecco come abbiamo scelto di agire.
              Saremo incisivi? Avremo le capacità adeguate, i mezzi, le occasioni, i contatti, le finanze, gli appoggi, gli esecutori? Nessuno lo sa, non v’è certezza, si tratta chiaramente di una battaglia impari.
              E la storia è piena di battaglie impari vinte e perse, ma non è dato conoscerne l’esito a priori: le schiavitù, i diritti degli afroamericani, quelli delle donne, il suffragio universale… per queste l’esito era scontato? No, né sono ad oggi conquiste complete o definitive. Eppure, qualcuno non si arrende e va avanti.
              Temi sia persa in partenza? Timore lecito. Ma, se già non lo fai, mettiti in campo in prima persona in politica, nella discussione economica, nel giornalismo, ecc: l’esito sarà meno scontato. Non esiste altro modo. E stai pur certo che “dall’altra parte” non si fanno tutti questi scrupoli, né si accontenteranno dei risultati finora raggiunti.
              Se poi ritieni che la MMT offra strumenti e risposte che ritieni validi… ottimo, noi ci siamo (e non solo via internet).

  • Abbiamo già parlato della questione finanziaria, su cui è rimasto un punto di difficile valutazione (e tale resterà): quando gli stipendi saranno abbondanti con la MMT, si alzeranno i prezzi e l’import-export dovrà ritrovare un equilibrio. Non è scontato, né chiaramente prevedibile, se il nuovo equilibrio ci consentirà ancora di importare tutto quello che serve o ci spingerà a recuperare un’autonomia commerciale da alcuni Paesi. Però, si era anche concluso, che si cerca di fare un passo alla volta e quello che accade si affronta progressivamente. Sempre che si riesca ad affrontare un’eventuale impossibilità di importare il necessario…

    Ma c’è un altro problema generale, sempre finanziario. È vero che i risparmi, se stanno fermi, non incidono sull’aumento dei prezzi; ma siccome gli stipendi saranno “generosi” e il risparmio sarà consistente, quando la gente inizia a “tirarlo fuori” e spendere, i prezzi saliranno (ulteriormente alla salita dovuta a stipendi piú soddisfacenti). Allora, la MMT introdurrebbe o aumenterebbe delle imposte (IVA o altro) per ridimensionare l’eccesso di denaro (proveniente dai risparmi) ed evitare la spirale di inflazione (prezzi piú alti, aggiornamento stipendi, prezzi ancora piú alti, ecc.). Però, visto che non stiamo quantificando nulla e fare previsioni è troppo difficile, forse sfugge che la **conseguente necessità di introdurre imposte** potrebbe essere molto simile all’utilizzo classico delle imposte fiscali (non degenerato, come ora, da piú cause complesse). Per esempio: denaro pubblico (senza debito), immesso in quantità maggiore delle imposte finché il PIL cresce, e poi, se non vogliamo arrivare al pareggio, comunque il deficit sarà lievemente superiore alle imposte (convivendo con una bassa inflazione strutturale, che non è una regola, ma è frequente e classicamente auspicata).

    Sto cercando di mettere in luce che l’uso della moneta nella MMT potrebbe essere piuttosto simile, nella pratica, all’uso della moneta (se ci fosse la sovranità monetaria) in una concezione ordinaria. Questo significa che diventa simile anche l’ **incisività delle imposte** rispetto all’emissione di denaro (la “narrazione teorica” della MMT sul finanziamento è cosí diversa, che sembra un’altra cosa rispetto a quella ordinaria, ma proseguendo fino in fondo e prefigurandosi i comportamenti necessari, la somiglianza emerge). Una differenza è che la MMT tenderebbe ad alzare le imposte nei momenti in cui i risparmi dovessero circolare in quantità; mentre, nella via ordinaria, si evita **preventivamente** di esagerare nel concedere risparmi eccessivi (mediamente parlando).

    Ritengo che la MMT mette in ombra i problemi del finanziamento statale, la necessità delle imposte, il rapporto tra miglioramento degli stipendi e mercato estero, con l’affermazione che le imposte servono solo a creare il bisogno di moneta; aggiungendo **successivamente** che possono “regolare il mercato”, nel senso di ripristinare il giusto senso di “scarsità” della valuta, qualora l’abbondanza di denaro inizia a far salire i prezzi.

    Ma entrando nel dettaglio di queste affermazioni generiche e posticipate, tornano fuori i problemi iniziali: non possiamo esagerare a dare risparmio alla gente; le imposte devono avere una misura che almeno si avvicini al deficit (se abbiamo escluso l’indebitamento); e la flessibilità di questa misura (piú ampia quando si cresce in termini di PIL) avrà un effetto sui prezzi e indirettamente sull’import-export (da cui dipendiamo); la saturazione del mercato globale non ci consente di crescere semplicemente stampando moneta, e altri problemi ma questi bastano.

    Se la MMT decide di ignorare il PIL, fare deficit fino alla piena occupazione (piú tutta la spesa pubblica che è enorme, non c’è solo il PLG), usare le imposte piú come una simbolica richiesta che come un’effettiva necessità, e POI “regolare il mercato” o affrontare la situazione mano a mano, va incontro a tutti quei problemi su cui passa sopra tanto spensieratamente, e dovrà poi usare mezzi classici per affrontarli. Allora ragioniamo subito in modo ordinario.

    • Punto dopo punto ho cercato di mostrarti che le cose non funzionano necessariamente come presupponi, che bisogna verificare con attenzione la corrispondenza tra ipotesi e dati di fatto, e che tendi a dare per assodati ed irriformabili automatismi che in realtà NON sussistono. Purtroppo, i miei sforzi non sembrano essere serviti a farti elaborare le implicazioni sui tuoi schemi di ragionamento degli elementi discussi o introdotti, visto che continui a sostenere una presunta quanto evidente validità ed applicabilità degli stessi schemi e “necessità” con cui hai iniziato i commenti.
      Sono davvero dispiaciuto nel vederti trattare quei concetti come dogmi, perché in quanto tali non ho modo di incrinarli a meno che tu in primis sia disposto a metterli in discussione. Cosa che non percepisco affatto, e non ci saranno quindi altre mie repliche.
      Solo qualche spunto conclusivo a beneficio di altri eventuali (e pazienti) lettori: rileggi l’articolo di Busi sull’import-export, perché non rifaresti certe osservazioni se l’avessi compreso; informati sulla consistenza delle nostre importazioni di materie prime, perché non hai idea delle proporzioni di ciò che temi (es. qui: http://www.ice.it/statistiche/Materie_Prime.pdf, distinguendo tra ciò che è necessario all’Italia e ciò che è invece dedicato al successivo export; tra l’altro l’euro s’è deprezzato attorno al 30% negli scorsi mesi, ma non mi pare che qualcuno sia morto di fame o freddo per la presupposta derivante carenza di beni d’importazione essenziali …); analizza gli effetti dell’inflazione sulle diverse categorie di soggetti, perché non ti è chiaro per chi e per quali ragioni *può* costituire un problema; il denaro senza debito non esiste: il denaro *È* debito per chi l’ha emesso, e credito per chi lo possiede; riguarda la definizione di deficit pubblico e la sua relazione con il desiderio di risparmio privato; non so da dove tu abbia estrapolato il “giusto senso di scarsità della valuta”, ma di certo è all’opposto di quanto suggerisce la MMT, per la quale la valuta dovrebbe anzi essere a disposizione in quantità potenzialmente illimitata purché ad un prezzo ben definito in termini di ciò che è necessario “fare” per ottenerla (conseguenza del concetto di Stato monopolista della valuta e dell’effettiva IMPOSSIBILITÀ di controllare la quantità di moneta); informati sullo schema di stabilizzazione dei prezzi di tipo buffer-stock su cui si basa il PLT (e se ne hai modo leggi http://moslereconomics.com/mandatory-readings/full-employment-and-price-stability/ e il paper di Basciu di cui qui http://www.retemmt.it/pubblicazioni/i-paper-di-rete-mmt/ trovi i link), perché non ne hai capito il funzionamento (e non vedi che in realtà è già tacitamente in uso, solo che usa un buffer-stock di disoccupazione); tralascio infine ogni commento sull’affermazione che la MMT non considera adeguatamente “il” ruolo della tassazione.

      • Grazie Andrea per il tempo che mi hai dedicato. L’impressione di posizioni dogmatiche può essere attribuita anche alla MMT, ma un aperto confronto è sempre utile, anche se infine diverge. Tutte e due interverremmo con intenti migliorativi sul sistema finanziario e sulla politica economica, speriamo che questo intento giunga anche in sede politica.

        Un appunto sul denaro come debito devo aggiungerlo. Lo Stato potrebbe avere una banca centrale che immette soldi nella misura in cui (stando alla mia comprensione) il mercato ha bisogno di piú moneta (bisogno che è indicativamente connesso alle prospettive di crescita del PIL). Non dobbiamo per forza prenderlo da chi ha grandi capitali o comunque restituirlo tutto alla banca centrale; anche se spesso la sovranità monetaria è intesa come una soluzione ibrida, in cui ci si fa finanziare dal mercato dei capitali e poi eventualmente interviene la banca centrale statale come prestatore di ultima istanza.

        La svalutazione, come detto da entrambi, non è un male; si tratta di calibrare i passi affinché l’equilibrio import-export risponda bene. La sensazione che la MMT si conceda troppe libertà nel fare deficit è il timore piú diffuso in chi la legge e non concorda, solo questo mi lascia perplesso sul riequilibrio import-export. Per me è fattibile anche un’uscita dall’euro, con le dovute attenzioni. Non sono uno di quelli che diffonde panico, ma ci tengo a tener presente i rischi.

        http://www.retemmt.it/la-spesa-dello-stato-e-le-tasse/ – “Lo Stato ha la funzione di tenere il conto delle spese e delle entrate e di regolare questi flussi […] si potrebbe verificare il problema che ci siano pochi soldi in giro oppure che ce ne siano troppi […] [se troppi] possono causare fenomeni di inflazione, [in tal caso lo Stato] può intervenire aumentando le tasse così da ridurre la quantità di soldi in giro e di conseguenza ridurre il potere di spesa. […] Le tasse in uno Stato a moneta sovrana NON finanziano la spesa MA regolano l’economia.”

        La parola “scarsità” (giusto senso di) l’avevo messa tra virgolette, è ovvio che non devono essere scarsi i soldi, ma nella giusta misura, usavo l’aggettivo per intendere la scala di gradazione che va dalla scarsità all’abbondanza. Pur non potendo sapere esattamente quanti soldi finiranno nei risparmi o meno, possiamo però farcene un’idea, avvalerci di dati statistici degli anni precedenti, e fare un uso piú ordinario delle imposte (che sempre devono ridursi per far spazio alla crescita quando possibile). Secondo me, dovresti valutare maggiormente quanto la posticipata *regolazione* dell’economia con le imposte, avvicini di fatto la MMT ad un uso piú ordinario delle stesse (che non è comunque quello attuale ovviamente).

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